mercoledì 16 gennaio 2008
sabato 12 gennaio 2008
PICCOLA NOTAZIONE SULL'IMMORALITA' DEI MEDIA ITALIANI

Piccola notazione sull’immoralità dei media italiani. Ieri il presidente della Camera Bertinotti, in visita in Sudamerica, ha visitato un pueblo joven di Lima, Huaycan. Per chi non li conoscesse,i pueblos jovenes sono le estreme periferie di Lima, aggregati urbani eufemisticamente chiamati “villaggi giovani”, formati da migliaia di baracche ammassate nella sabbia, spesso senza acqua, luce, strutture sanitarie e servizi di base.
Al di là delle diverse opinioni che si possono avere sul personaggio, credo che sia una cosa di cui andare orgogliosi il fatto che la terza carica del nostro paese abbia visitato un progetto di cooperazione italiana nel pueblo joven di Huaycan (similmente a quanto aveva fatto qualche giorno fa ad El Alto, in Bolivia), dimostrando così, durante questo suo viaggio ufficiale in Sudamerica, interesse non soltanto per le cancelliere, ma anche per la società civile in tutte le sue articolazioni.
Pubblicato da
Camminare domandando
alle
10:12
8
commenti
Etichette: AMERICA LATINA, MEDIA, POLITICA ITALIANA
IL PAPA DELLE SMENTITE
E così ieri in giornata è arrivata anche la smentita dell’ultima uscita di Papa Ratzinger. Come fa notare Padellaro sull’Unità, per qualche insondabile miracolo della fede Roma nel giro di una notte è passata da capitale del degrado a città “bella e accogliente”.
Ricapitoliamo: in principio fu la retromarcia su Ratisbona e Michele Paleologo, poi venne la boutade sul cattolicesimo mai imposto con la forza nelle Americhe (con affettuosa censura dei nostri media e nuova prevedibile palinodia), infine la sparata sul degrado romano – del quale sicuramente Papa Ratzinger è un fine conoscitore, dal momento che, come tutti sanno, passa la sue giornate girando per le borgate ed informandosi in prima persona dei loro problemi … Insomma Ratzinger dovunque va, fa danno. Qualunque cosa dice è fuori luogo.
Pubblicato da
Camminare domandando
alle
08:03
1 commenti
Etichette: RELIGIONI
venerdì 11 gennaio 2008
LA VITTORIA DELL'INTEGRAZIONISMO LATINOAMERICANO
Alla fine contro le previsioni di molte interessate cassandre e nonostante la miopia politica della “banda di imbecilli” delle Farc e il doppio gioco di Uribe (che ha portato avanti inizialmente azioni militari nella zona destinata al rilascio dei prigionieri) l’Operazione Emmanuel-senza-Emmanuel si è risolta nel modo migliore e cioè con la liberazione incondizionata delle due prigioniere Clara Rojas e Consuelo Gonzáles de Perdomo.
L’evento è epocale. Non si tratta soltanto di una grande vittoria personale di Chàvez (e di una sconfitta di Uribe) ma anche di una vittoria dell’integrazionismo sudamericano, del quale lo stesso Chàvez è stato sin qui il principale fautore – e questo dovrebbe aver il coraggio di riconoscerlo anche chi, legittimamente, dissente dalle scelte politiche del presidente venezuelano.
Mai nella storia dell’America Latina si era infatti visto uno spiegamento unitario della diplomazia di così tanti paesi (ben sei: Venezuela, Argentina, Ecuador, Bolivia, Cuba e Brasile), senza l’interferenza di Washington.
Pubblicato da
Camminare domandando
alle
18:02
6
commenti
Etichette: AMERICA LATINA
domenica 6 gennaio 2008
venerdì 4 gennaio 2008
CHÁVEZ, GLI OSTAGGI COLOMBIANI E L'INTERESSE PELOSO DEI MEDIA ALLE CAUSE DEL FALLIMENTO DEL PIANO EMMANUEL
Alla fine la verità è venuta galla, al di là delle molteplici fandonie governative spacciate dalla propaganda uribista. Il piano Emmanuel non è fallito per una sua intrinseca debolezza, ma a causa di operazioni dell’esercito colombiano nella zona di Villavicencio, dove avrebbe dovuto avvenire il rilascio degli ostaggi.
Nel frattempo a causa del ritardo e della mancanza di informazioni precise, la stampa internazionale e i media mainstream si sono lanciati come api sul polline in analisi ed opinioni di vario genere e dubbissimo acume, pressoché tutte volte a ridicolizzare Chàvez e il suo piano. C’è perfino chi ha parlato di duro colpo per la sinistra sudamericana e per il socialismo del XXI secolo.
Pubblicato da
Camminare domandando
alle
19:40
3
commenti
Etichette: AMERICA LATINA
mercoledì 2 gennaio 2008
PERU': ALAN GARCIA DIFENDE BERMUDEZ PER DIFENDERE SE STESSO
dell’ex presidente Morales Bermudez, accusato di partecipazione al Piano Condor durante gli anni della sua presidenza (1975-1980). Un sentimento che ha trovato, manco a dirlo, come interprete privilegiato il presidente Alan Garcia che ha considerato ingiuste le imputazioni rivolte all’ex-presidente e offensive nei confronti del Perù, che, a suo dire, sarebbe (e sarebbe stato all’epoca) “uno stato di diritto”. Dopo l’ambiguità e l’equidistanza nei confronti del processo Fujimori ecco la difesa (non tanto d’ufficio) verso il predecessore (golpista) Bermudez.Relativamente a questa ennesima uscita dell’ondivago presidente peruviano si impongono almeno un paio di considerazioni.
La prima: il Perù ha partecipato, illo tempore, in maniera molto relativa al Piano Condor, ma era pur sempre una dittatura (per quanto meno sanguinaria di quelle dei paesi confinanti) e tutto fuorchè uno stato di diritto. In ogni caso la sua pur esigua partecipazione all’internazionale del terrore anni ’70 è provata da almeno un caso di azione congiunta dell' intelligence peruviana con quella argentina, nel 1980, per la cattura di alcuni montoneros riparatisi in Perù ed è testimoniata perfino da alcuni documenti declassificati della Cia e quindi difficilmente smentibile.
Difendendo Morales Bermudez, il cinquattottenne mandatario peruviano difende soprattutto se stesso e parafrasando le sue parole viene da dire che la sua vera convinzione sia non che il Perù è uno stato diritto, ma che – purtroppo per lui - il Perù stia diventando uno stato di diritto. Il che significa che presto e tardi anche le gravissime lesioni dei diritti umani avvenute durante il suo primo mandato (vedi repressioni nei carceri di santa Barbara, Lurigancho e El Fronton e guerra sporca contro Sendero nella zona di Ayacucho) potrebbero finalmente uscire dal cono d’ombra della storia e finire nel mirino delle autorità giudiziarie.
Dopo Fujimori in patria e Brumudez qui da noi, potrebbe prima o poi arrivare anche il turno di Alan Garcia, malgrado il processo già scampato in passato.
Un’eventualità che il più craxiano dei presidenti sudamericani vuole evitare a tutti i costi e rispetto alla quale, un rinvio a guidizio di Morales Bermudez potrebbe essere un precedente molto significativo.
Pubblicato da
Camminare domandando
alle
21:33
1 commenti
Etichette: AMERICA LATINA
martedì 1 gennaio 2008
BOLIVIA: VERSO LA STRATEGIA DELLA TENSIONE?
ha devastato la sede centrale della Cob (
“La ola de atentatodos llega a
Lungi dall’essere un caso isolato, l’attacco terroristico si inscrive infatti in una lunga ed inquietante serie di episodi, che pongono una serie ipoteca sulla democraticità e la pacificità del confronto in atto nel paese tra “oficialismo” ed autoproclamatisi autonomisti della medialuna.
La “miccia” viene innescata per la prima volta lo scorso luglio: una bomba casalinga viene lanciata da una jeep all’indirizzo della casa del costituente del Mas Saul Avalos. Poi il 22 ottobre è la volta di due ordigni che esplodono a Santa Cruz, rispettivamente presso la residenza di alcuni medici cubani impegnati in uno dei vari progetti di cooperazione tra l’isola caraibica e il paese andino e all’ambasciata venezuelana. Tutto lascia pensare a un avvertimento contro Evo Morales e la sua politica estera nel seno dell’Alba (l’Alternativa bolivariana para las americas che vede affianco alla Bolivia, il Venezuela di Chávez, Cuba e il Nicaragua di Daniel Ortega).
Ma la “strategia della tensione” cresce di livello nel mese di dicembre dopo l’approvazione della costituzione
nel Liceo Militar di Sucre e in mezzo alle scorrerie della UJC e di gruppi parafascisti vari in giro per il paese (con l’obbiettivo di sollecitare la cittadinanza boliviana, con le buone o con le cattive, ad aderire agli scioperi convocati dai prefetti della Media luna).
Il 10 dicembre infatti vengono lanciate granate contro la casa dell’esponente del Mas Osvaldo Paredo: la figlia undicenne ne esce miracolosamente illesa. Il 15 è poi la volta di un attentato al sesto piano della Corte di giustizia di Santa Cruz. Infine a ridosso del Natale – malgrado la tregua invocata da Evo Morales – si registrano altri tre attentati relativamente all’Hotel “Casa blanca” di Santa Cruz (tre giorni dopo che vi avesse soggiornato lo stesso Evo Morales), all’abitazione del masista Carlos Romero e infine – come detto – alla sede della Cob di
Attentati pressoché tutti incruenti, ma che paiono far parte, data la loro somiglianza e la loro progressione, di un’unica strategia e che molti sospettano essere riconducibili alla gia citata UJC (Union juvenil cruceñista), formazione neofascista, che rappresenta in qualche modo grupo de choque (cioè il braccio militante e – verrebbe da dire - armato) del Comitè civico di Santa Cruz, vero motore delle rivendicazioni filo-separatiste dell’ Oriente del paese
Tuttavia in molti sui media mainstream boliviani e non solo attribuiscono l’escalation ”terroristica” al clima avvelenato che si respira nel paese, che vede da una parte il tentativo del Mas di portare a termine il disegno costituzionale con una ampia vittoria al prossimo referendum e dall’altra la violenta opposizione dei dipartimenti orientali, che dallo scorso 15 dicembre si sono proclamati unilateralmente autonomi.
In questa ottica andrebbero attribuiti a questo clima avvelenato anche i più rari episodi di violenza ascrivibili a frange estremiste di sostenitori del Mas, cosi come l’attentato dello scorso agosto ai danni della sede dello stesso Comite civico di Santa Cruz . Episodi che tuttavia per la loro maggior sporadicità e minor virulenza, difficilmente possono suscitare il sospetto di una regia o di una strategia precisa come quelli ai danni di obbiettivi “governativi”.
La sfida per la vittoria referendaria è appena cominciata e non è ancora possibile dare giudizi definitivi sulla “ola de atentados” ed esprimersi definitivamente sul loro probabile inquadramento in una precisa strategia.
Allo stato attuale è difficile pensare ad una strategia realmente eversiva e golpista da parte dell’opposizione autonomista. La situazione complessiva del Sudamerica (mai come ora spostato
a sinistra) ed in particolare l’alleanza del paese andino con il Venezuela di Chàvez (che ha più volte minacciato di “vietnamizzare”
I prossimi mesi serviranno a capire la tenuta tanto del governo del Mas che della fragile democrazia boliviana. Così come le reali possibilità di cambiamento di un paese ancora vittima degli interessi di piccole oligarchie che non accettano – al di là di qualunque retorica sulla natura centripeta o centrifuga del futuro stato boliviano – la nazionalizzazione delle risorse energetiche e la radicale riforma agraria promosse dal governo di Evo Morales. Perché è inutile nasconderselo, dietro all’accelerazione subita dalle spinte separatiste nelle ultime settimane c’è il tentativo forsennato di un pugno di latifondisti di sfuggire agli effetti del famoso articolo 398 della costituzione, quello che prevede un limite – la cui entità (5000 o
Pubblicato da
Camminare domandando
alle
18:45
0
commenti
Etichette: AMERICA LATINA








