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domenica 5 ottobre 2008

CHI L'AVRA' CONVINTO, IL GATTO O LA VOLPE?


Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, e ...porta ad Arcore o giù di lì.

Dimenticate l'isola che non c'è e i burattini senza fili: stasera Edoardo Bennato si è esibito alla Festa del Popolo dela Libertà. I tempi cambiano e - per citare un altro menestrello nostrano, forse un po' più integerrimo - delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto.

Solo un dubbio mi assilla: chi l'avrà convinto dei due, il gatto o la volpe?

martedì 6 maggio 2008

VERONA: SE PER VELTRONI L'OMICIDIO DI UN RAGAZZO E'GRAVE QUANTO UNA BANDIERA BRUCIACCHIATA

Le dichiarazioni di Fini sull’omicidio squadrista di Verona hanno sollevato un polverone di polemiche. Per il neopresidente della Camera un omicidio (con l’aggravante “politica” di essere stato commesso da neonazisti) è meno grave di una bandiera bruciacchiata e di alcune (criticabilissime) contestazioni allo stato israeliano in occasione della Fiera del Libro. Non mi stupisce. Malgrado Fiuggi, malgrado Gerusalemme (buon) sangue non mente.

Piuttosto sono preoccupato. Il pensiero corre a 7 anni fa. Alle dichiarazioni di Fini sul G8 e alla sua inquietante presenza in una caserma genovese…

Quello che invece mi ha stupito ed indignato non meno delle dichiarazioni di Fini, sono state le parole di replica di Veltroni. Probabilmente perché provengono da “sinistra” e da chi non crederesti capace – al di là di ogni possibile distinguo – di certe cadute di stile.
Il leader del Pd ha infatti dichiarato: «Io sono per non stabilire mai priorità su questi temi. nel primo caso c’è la vita di un ragazzo che è stata spezzata ed è un episodio molto grave e sottovalutarlo sarebbe un errore molto serio; il secondo episodio è altrettanto grave e stabilire delle priorità è assolutamente sbagliato».

Veltroni ci è o ci fa? Personalmente non condivido nulla delle proteste contro Israele alla Fiera del Libro di Torino, ma è forse possibile mettere sullo stesso piano o ritenere ugualmente gravi l’omicidio di un ragazzo e delle pur discutibilissime contestazioni???!
A che gioco gioca Uòlter? Anche questo fa parte del “riformismo” e del piano per conquistare i voti del centro? Qual è il geniale spin doctor che ha suggerito all’ex sindaco di Roma queste incommentabili dichiarazioni?

Non si rende conto Veltroni che così facendo presta il fianco alla criminalizzazione del dissenso – non importa quale, non è questo il punto- equiparando una contestazione sbagliata a un fatto di sangue compiuto da neonazisti? Non si rende conto Veltroni che questa equazione inaccettabile che oggi colpisce i discutibili contestatori torinesi, domani può riguardare i sindacalisti, gli immigrati, i Rom, chiunque sia per qualche ragione scomodo?

Ripeto : a quale gioca sta giocando Veltroni? E perché nessuno si ribella da sinistra e anche all’interno del Pd (che di certo non è tutto omologabile al suo irresponsabile segretario) a queste dichiarazioni vergognose?

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sabato 26 aprile 2008

CALDEROLI E MARTIN LUTHER KING: STATISTI A CONFRONTO



Geniale.

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sabato 19 aprile 2008

FINO A QUANDO?

«Questa amministrazione va verso il ventennio leghista, e voi capite che il ventennio è una cosa che mi ricorda il passato, la maschia gioventù che lavorava, faceva il suo dovere e obbediva alle leggi»
Giancarlo Gentilini, ex-sindaco di Treviso, Lega Nord, 16 aprile

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IMMIGRATI, PER FAVORE NON LASCIATECI SOLI CON GLI ITALIANI!



Su una colonna, a Bologna.


Da PeaceReporter.

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giovedì 17 aprile 2008

ITALIA E SPAGNA SEMPRE PIU' VICINE, GRAZIE A BERLUSCONI!

Riporto qui la bella Striscia Rossa dell’Unità di oggi sul nuovo e straordinario corso dato dal neo-premier, alle nostre relazioni diplomatiche con i cugini spagnoli. Grazie Silvio!

«Zapatero ha fatto un governo troppo rosa che noi non possiamo fare anche perché in Italia c’è una prevalenza di di uomini»
Silvio Berlusconi Radio Montecarlo 15 aprile


«Le parole di Berlusconi sono un’offesa. Lui non avrà mai questo problema, perché molte donne non vorrebbero lavorare con un politico che pensa questo delle donne. Noi in molte non entreremmo mai in un governo presieduto da Berlusconi»

Magdalena Alvarez ministro spagnolo delle Infrastrutture, 16 aprile


p.s. Tutto il governo sarà cosi? Facciamo le corna! (...anzi no, che a quello ci pensa già lui..tra l'altro proprio in Spagna...)

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martedì 15 aprile 2008

"UN'OPPOSIZIONE FERMA E RESPONSABILE"

Tra le prime dichiarazioni di Veltroni di ieri, dopo la sconfitta, c’è stato l’annuncio di “un’opposizione ferma e responsabile”.


E chi potrebbe dubitarne?


Come non immaginare un domani, in caso per esempio di abolizione dell’articolo18, il compagno Ichino o il compagno Colaninno (eletti entrambi proprio qui in Lombardia) erigere barricate in Parlamento per difendere i diritti dei lavoratori?

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ITALIA 2008 - LA MORTE DELLA SINISTRA ED IL FALLIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

Se c’è una cosa che non sopporto in queste ultime ore di tremenda amarezza per la vittoria di Berlusconi e della Lega - che prefigura un quinquennio peggiore di quello 2001-2006 (quando a smorzare la violenza della politica del cavanserraglio berlusconiano c’era perlomeno l’Udc di Casini) sono i toni soddisfatti dei vari leader del Pd. Di cos’hanno da essere soddisfatti? Secondo me di nulla e basterebbe dare un ‘occhiata ai numeri per capirlo.

Prendiamo come esempio la Camera – ma al Senato le cose cambiano di poco- : nel 2006 l’Ulivo (gruppo unico di Margherita e Ds, embrione dell’attuale Pd) prese il 31,3, la Rosa nel Pugno (che univa radicali - oggi confluiti nel Pd -e Socialisti di Boselli) il 2,6, mentre i vari partiti che ora compongono la Sinistra Arcobaleno sommati tutti assieme il 10,2.
Ieri invece il Pd ha conseguito il 33, 1. Se sommiamo artificialmente al 31,3 dell’Ulivo del 2006 la metà dei voti della vecchia Rosa nel Pugno (ipotizzando che almeno metà di coloro che 2 anni fa votarono la Rosa nel Pugno la votarono per la presenza in essa dei radicali) arriviamo al 32,6. Questo significa, che ad onta dei grandi proclami di Veltroni e soci di inaugurare una nuova stagione politica, l’unione di Margherita e Pd ha prodotto – rispetto a quando i due partiti correvano da soli - un surplus di voti praticamente trascurabile, inferiore allo 0,5 %. Ma c’è di più.
Se si confronta il dato della Sinistra Arcobaleno del 2006 (10,2) con quello attuale (3,1) si nota che quest’ultima ha perso circa un 7% dei voti. Calcolando che l’ 1,2% di questi sono andati ai vari partitini alla sua sinistra (Sinistra Critica, Ferrando ecc…) e ipotizzando un astensionismo di non più dell’1% nelle sue file (legato all’ area più antagonista dell’elettorato storico di Rifondazione) ne consegue che un 5% di elettori della Sinistra Arcobaleno si sono spostati verso il Partito Democratico, nella logica del voto utile.
Questo significa che l’unione dei Ds e della Margherita in unico partito ha nei fatti portato ad una perdita di consenso da parte dei due vecchi partiti nell’ordine del 5%. Perdita compensata solo dallo spostamento verso il Pd di una fetta consistente degli elettori della Sinistra Arcobaleno, dovuto al timore di un nuovo governo berlusconiano. Questo significa, inequivocabilmente, che il progetto del partito Democratico - cioè di un partito unico che unisca “riformisti” post-comunisti e “riformisti” post-democristiani - si è dimostrato in termini elettorali un fallimento completo .

Chi scrive sosteneva un risultato simile da circa due mesi ed ha stressato amici e parenti ripetendosi convinto che purtroppo la sciagurata idea di Veltroni di correre da solo non avrebbe permesso al Partito Democratico di guadagnare neanche un voto al centro, ma avrebbe viceversa ridotto notevolmente il peso della Sinistra Arcobaleno. Se si è poi astenuto dal manifestarlo pubblicamente, è stato solamente per non influenzare negativamente una campagna elettorale che già sembrava più che compromessa. Quello che poi è avvenuto è una tragedia che va ben oltre ogni più nera previsione.
E pone un’ombra tragica sul futuro italiano. Ipotizza cioè la morte di qualunque forza politica fuori dal pensiero unico, che difenda il pubblico contro il privato, che si dichiari anti-liberista, contro la precarietà, contro la guerra, contro i Cpt e la sicurezza eretta a valore fondante dello stato. Non per difendere la Sinistra Arcobaleno - che era nei fatti un cartello elettorale un po’ raccogliticcio, che univa quattro formazioni ancora molto disomogenee e non aveva un grande progetto alternativo per l’Italia – ma è fuori discussione che il dato più preoccupante che consegnano queste elezioni è sicuramente l’americanizzazione dello scenario politico italiano. Da oggi il Parlamento sarà la casa di due uniche forze: una di estrema destra, xenofoba, securitaria e clientelare e un’altra di Centro, di impronta neoliberista ma con qualche sfumatura progressista. Esattamente come avviene da sempre negli Usa, in Inghilterra da una ventina d’anni o nel Cile della Concertación. L’unica speranza è che buona parte degli elettori del Pd, ancora di centrosinistra, che non condividono il progetto veltroniano di un partito interclassista di centro (sorta di nuova Dc laica rivolta a sinistra), sappiano influenzare la rotta del loro partito. Perché - anche alla luce dell’assenza della Sinistra Arcobaleno in Parlamento - viene da dire , parafrasando Nanni Moretti, che con questi leader non solo non vinceremo mai, ma non saremo neanche mai in grado di far l’opposizione.

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EMIGRIAMO?

venerdì 11 aprile 2008

SINVERGÜENZA

Ripubblico qui una foto scattata dall'amico Roberto di Nuova America, a Roma, nella multietnica Piazza Vittorio.
A quanto pare la laida Santanchè, terminato il consueto armamentario xenofobo, ha deciso di scomodare anche la povera Evita Peròn (che si rivolterà nella tomba) per la sua meschinissima campagna elettorale.

In Argentina negli anni '70 si diceva che "si Evita viviera, seria montonera" pensando che la defunta consorte di Peròn, se fosse sopravvissuta, avrebbe combattuto contro la dittatura e i fascisti della Triple A. Cioè proprio contro quella gentaglia che s'ispirava alla medesima ideologia nera a cui s'ispira la squallida Santachè.
Amen.

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LE COMICHE FINALI


Giovedì 10 aprile, a 48 ore dal voto. Berlusconi a Vespa, tendendogli la mano "Venga Vespa, odori qui: non sente odore di santità?...".

C'è qualcos'altro da aggiungere per gli elettori indecisi?

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giovedì 10 aprile 2008

PENSIERO DEBOLISSIMO

La notizia la conoscete tutti: Gianni Vattimo, il filosofo teorico del pensiero debole è da oggi il primo (e ancora unico fortunatamente!) firmatario di una petizione contro la protesta dei monaci buddisti in Tibet e – nello specifico - contro il presunto “attacco mediatico occidentale” mirante ad occultare (sic!) quanto realmente sta avvenendo in Cina. Attacco mediatico che – secondo l’appello – si configurerebbe come una «versione aggiornata del piano imperialista inglese contro la Cina».

Si potrebbe rispondere in tanti modi a queste affermazioni. Per esempio scomodando le denunce e le inchieste di associazioni per i diritti umani paludate e attendibili come “Amnesty International” o “Human rights Watch”.

Ma probabilmente non ne vale la pena. Forse la cosa migliore è porsi l’unico interrogativo sensato in questo frangente: qualcuno avrà avvertito il filosofo Vattimo che negli ultimi vent’anni la Cina, da autoritario regime comunista si è trasformata nel più rapace paese imperialista della terra, alfiere di un neoliberismo ancora più selvaggio di quello dei vituperati Stati Uniti?


p.s. Dimenticavo: tra le altre motivazioni anti-Tibet e pro-Cina addotte da Vattimo vi è il fatto che il Tibet sia un paese “teocratico” – ancorché democratico – dove l’autorità civile e quella religiosa non sono rigorosamente distinte. Nulla da eccepire: spero anche io che un futuro Tibet indipendente sia in grado di secolarizzarsi al più presto.
Ma Vattimo sarebbe disposto un domani a fare lo stesso discorso di fronte a un' ipotetica invasione statunitense della teocraticissima – e per nulla democratica – Repubblica islamica dell’Iran?

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mercoledì 2 aprile 2008

ROM, FOLGORATI SULLA VIA DI DIONIGI

Vi ricordate Andrea Galli, il cronista del Corriere (di cui abbiamo parlato qui settimana scorsa) che inventava di sana pianta l’esistenza di masse inferocite di cittadini della Bovisa contro la presenza dei Rom in quartiere?
Bene oggi, sempre sul Corriere, il buon Galli scrive due articoletti mielosi in cui si intenerisce per la misera sorte dei poveri Rom, costretti ad emigrare di campo in campo da anni, sotto l’azione delle ruspe e della polizia. Folgorato sulla via di Damasco? No, folgorato sulla via di Dionigi. Ovviamente Dionigi Tettamanzi, l’arcivescovo di Milano, che ieri ha scritto una nota durissima contro lo sgombero definitivo del campo Rom di via BovisaSca, parlando esplicitamente di violazione dei diritti umani e non facendo rimpiangere ai cittadini milanesi, una volta tanto, il buon vecchio cardinal Martini, “pre-pensionato” anni fa’ dal Vaticano, con il solito promeatur ut amoveatur.
E allora il buon Galli, con la coda tra le gambe, si adegua. E abbandona Salvini per salvarsi l’anima – o meglio la patente di ateo-devoto, fondamentale in Italia per far carriera. Tutto questo però ha un nome preciso: Ipocrisia. Ed anche lautamente pagata. Ma fintanto che la diocesi di Milano, mantiene un po’ di indipendenza da Ratzinger e Ruini e condanna lo squallore della politica di De Corato e soci, forse è meglio così.


P.s. Un’altra chicca dal Corriere. A pag 20, a fianco dell’articolo di Galli, Elvira Serra intervista il filosofo Reale, il quale afferma, a proposito della questione Rom, che bisogna farla finita con il buonismo, perché tanto con i Rom non c’è alcuna possibilità di "communicatio idiomatum". A, Professò, ma se per una volta abbandona il "latinorum" e l’iperuranio e viene a dare un’occhiata di persona al Campo Rom? Guardi, non dubito che con tutti i suoi titoli accademici, vedendo le cose di persona come Galileo nel cannocchiale, magari possa capire qualcosa in più anche lei…

P.p.s L’ottimo intervento della Curia milanese ha avuto il suo effetto nel Belpaese dei baciapile: lo sgombero della Bovisasca è finito in prima pagina sul Corriere ed è stato sviscerato dall’Avvenire, da Repubblica ecc..... E tutti hanno cambiato accento, passando dall’indignato all’accorato.

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martedì 1 aprile 2008

LO SGOMBERO DEL CAMPO ROM DELLA BOVISA E LA FABBRICA DEL CONSENSO DELLE DESTRE

E’finita come (quasi) tutti si aspettavano e sapevano. Questa mattina il campo Rom di via Bovisasca è stato sgomberato definitivamente.
Si è trattato di uno sgombero “gentile”: i pochi Rom rimasti nel campo malgrado la campagna di terrorismo psicologico degli ultimi giorni, hanno deciso spontaneamente, dopo una trattativa con le forze dell’ordine, di abbandonare il campo prima che le ruspe entrassero in azione, riuscendo così a portar via le proprie cose.

Alla fine il Prefetto ha, a quanto pare, ceduto alle pressioni dell’amministrazione comunale e autorizzato lo sgombero di ciò che rimaneva del campo. Il vicesindaco De Corato (An) ha ottenuto quello che voleva: frenare l’emorragia dell’elettorato di destra della zona verso La Destra di Daniela Santanchè, protagonista nei giorni scorsi di un disgustoso e patetico tentativo di strumentalizzazione della vicenda. Forse uno sgombero “lacrime e sangue” sarebbe stato più produttivo da un punto di vista elettorale, ma così facendo prefetto e amministrazione comunale hanno salvato capra e cavoli, accontentando tutti. Tranne i Rom, s’intende.

Dove andranno i Rom ora è difficile dirlo. Sicuramente si accamperanno in altre zone della città e la giostra ricomincerà, palesando un’altra volta l’inutilità e la controproducenza dei cosiddetti sgomberi ciechi, gli sgomberi condotti senza alcuna soluzione alternativa al disagio abitativo dei cittadini Rom. Si parla di una possibile sistemazione di donne e bambini - con conseguente smembramento dei nuclei famigliari - nei dormitori dell’emergenza freddo di via Saponaro, viale Ortles e via Barzaghi, lasciati liberi da ieri (31 marzo) dai rifugiati politici. Ma per ora nessuna proposta concreta è arrivata in questo senso. E i volontari delle associazioni che negli ultimi mesi hanno lavorato nel campo, tamponando come potevano le varie emergenze umanitarie, si sentono sonoramente presi in giro.

Per chi scrive però sarebbe un errore addebitare tutto questo a un’incapacità politica da parte dell’amministrazione comunale di Milano. La politica degli sgomberi ciechi che sta facendo “ballare” in giro per la città qualche migliaio di Rom ormai da diverso tempo – nella “beata” indifferenza della provincia di centrosinistra - non è frutto di un’incapacità di risolvere il problema, ma di una precisa strategia politica. Mantenere il problema insoluto equivale ad avere sempre una questione Rom da strumentalizzare, da cavalcare demagogicamente per conquistare voti e consenso, facendo leva sulle paure dei cittadini e sulla cosidetta insicurezza percepita (che come tutti sanno è cosa ben diversa da quella reale). Mandare in giro i Rom di campo in campo, di quartiere in quartiere, serve per conquistare sacche di consenso nelle varie zone toccate dal problema e rinsaldare così il “fronte interno” E poco importa se questo gioco al massacro si gioca sulla pelle di donne, uomini, bambini che vivono nella più assoluta precarietà. Perché tanto poi ci penserà la vulgata razzista spacciata a reti unificate e nutrita di tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili a cacciar via ogni preoccupazione d’indole umanitaria.

E così si va lentamente verso il peggio, tra il cinismo di pochi e l’indifferenza dei più.

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IL CORRIERE DELLA SERA E IL RAZZISMO CONTRO I ROM

Lo so, la notizia è vecchia, ma io ne sono venuto a conoscenza solo ieri, mente cercavo un link per il post sullo spettacolo dell’artista Rom Dijana Pavlovic organizzato dalle associazioni della Bovisa per stasera, 1 aprile (senza peraltro trovarlo). Ed è in questo modo che mi sono imbattuto in questo tutt’altro che meritorio articolo del Corriere, che parla della candidatura di Dijana alle prossime elezioni nelle fine della Sinistra Arcobaleno, in questi termini:

“Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara”.

L’articolo, a firma Nino Luca, dopo questa “sfolgorante” apertura prosegue con una sfilza di banalità, luoghi comuni e stereotipi razzisti («31 anni, non ha figli. Strano per una rom») che rispiarmo al lettore – ma se qualcuno ha voglia di deliziarsi con queste genere di volgarità, trova il pezzo a questo link.

Non vorrei far la parte del polemico o di quello che se la prende a priori con la stampa mainstream, (ne tantomeno difendere la Pavlovic per partigianeria o amicizia), ma quale definizione trovereste voi per la frase di cui sopra, se non “razzismo”? E soprattutto è degno un articolo di tale fatta di essere pubblicato sull’homepage del Corriere per ore, come è avvenuto una ventina di giorni fa’? Cui prodest quest’informazione biecamente e torbidamente razzista?

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"NOI NON SIAMO PAGATI PER PENSARE"

Questa mattina, come tutti temevamo e sapevamo è stato sgomberato definitivamente il Campo Rom della Bovisa. Avrò modo di tornare sui nodi politici della vicenda. Per ora basti una nota di “colore”. Stamattina alle 7 mentre assistevo all’emoragia dal campo dei Rom, ho sentito dire, a uno dei capi dei carabinieri che bloccavano l’accesso a giornalisti e cittadini – lamentandosi della polizia schierata all’altro lato: «Noi non siamo pagati per pensare, noi siamo pagati per operare, sono loro che sono pagati per pensare, non noi.» Non aggiungo altro.

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lunedì 31 marzo 2008

"ROM CABARET" DI DIJANA PAVLOVIC ALLA BOVISA

Approfitto di questo spazio per pubblicizzare un’ altra importante iniziativa organizzata da alcune associazioni della Bovisa (Il Centro Culturale Multietnico “La Tenda” – di cui faccio parte - , l' Associazione "Luca Rossi" per l'educazione alla pace e all'amicizia tra i popoli e "Bovisa verde" ) con lo scopo ancora una volta di favorire la convivenza tra cittadini italiani e Rom nel quartiere – malgrado “alleggerimento” dopo “alleggerimento” si faccia, a detta di molti, sempre più imminente lo sgombero “cieco” del campo Rom di via Bovisasca.

Domani sera, 1 aprile infatti, alle 21, presso la Biblioteca Dergano-Bovisa, in via Baldinucci 76 a Milano (tel. 02. 33220541), andrà in scena "Rom Cabaret" di e con Dijana Pavlovic, spettacolo di testi e musica popolare di artisti Rom tra passato presente e futuro. L'artista sarà accompagnata da un trio di musicisti formato da Marta Pistocchi, Davide Marzagallo e Jovica Jovic. La performance sarà inoltre anticipata alle 17 (nel giardino adiacente alla Biblioteca) da uno spettacolo di clownerie e giocoleria di Daniel Romila, uno dei primi allievi del celebre Miloud, l'artista francese che ha lavorato a lungo con i bambini di strada romeni.

La convivenza tra comunità diverse in un medesimo territorio – non solo possibile, ma anche auspicabile – passa anche attraverso l’incontro e la conoscenza delle reciproche culture, unica via per dissipare incomprensioni, pregiudizi, luoghi comuni, diffidenze di tutti i tipi.
Per questo motivo siete tutti invitate a partecipare e se lo volete anche a diffondere la notizia.

Qui sotto il pdf della locandina dell’iniziativa.



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sabato 29 marzo 2008

MANDIAMO I LEGHISTI AL CEPU!

Da qualche giorno tutte le vie attorno a casa mia sono tappezzate dal seguente manifesto della Lega Nord.

Rispetto al suo contenuto, direi che ogni commento è superfluo. Nessuno può scientemente pensare una boiata simile. Questa volta non riesco neanche a credere alla malafede di chi l’ha scritta. E' davvero troppo oltre la soglia del ridicolo. Sono basito. L’unica cosa che mi viene da pensare è come reagire, cosa fare. Ma non cosa fare contro i leghisti, ma per i leghisti. Dobbiamo fare qualcosa per loro. Dobbiamo aiutarli. Dobbiamo tirarli fuori – poveracci - da questo abisso di ignoranza. Davvero non può essere solo malefede.

Qualcosa forse lo possiamo fare. Per esempio potremmo recapitare un paio di quintali di bignami di storia alla sede centrale di via Brughiero, oppure potremmo chiedere di attivare corsi di recupero per gli estensori del manifesto presso i principali istituti di media superiore di Milano .
In fondo lo troveremo pure un qualche buon insegnante di storia che sia in grado di spiegare ai leghisti la differenza tra l’immigrazione e il colonialismo, tra i Padri Pellegrini e i rifugiati del Corno d’Africa, tra il Mayflower e le navi della speranza! Suvvia non perdiamo la speranza!

Altrimenti rimane sempre il Cepu…


p.s. Mi piacerebbe sapere, tra l’altro, quanti tra gli esponenti e gli elettori della Lega Nord hanno avuto parenti emigrati in Germania, Stati Uniti, Svizzera o Argentina e se questi hanno spinto gli autoctoni a vivere nelle riserve…

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venerdì 28 marzo 2008

FASCISTI...ANCHE ALLA BOVISA


Con l'attitudine alla provocazione tipica di tanti personaggi dal passato e dal presente nero, ieri Daniela Santachè è venuta a farsi un po' di pubblicità al Campo Rom della Bovisa. Accolta da cartelli che intimavano ai fascisti di uscire dal campo l'onorevole (sic!) si è lasciata andare a qualche pacatissima dichiarazione: «Senza se e senza ma bisogna applicare le leggi dello stato e questo è un campo che va sgomberato al più presto. Questo è un territorio che va ridato ai milanesi». Ed ha proseguito scagliando i suoi strali contro il «finto buonismo che produce questa sottrazione agli italiani del proprio territorio da parte di gente che andrebbe cacciata a pedate nel sedere. Voglio tornare qui fra tre giorni e non vedere lo schifo che ho visto». Invito che deve aver sortito qualche effetto sull'amministrazione milanese, dal momento che stamattina ha avuto luogo un nuovo intervento di allegerimento simile a quello di settimana scorsa.
Nel sito della Santanchè poi si legge anche - ciliegina sulla torta - che per evitare queste situazioni è necessario rendere ancora più restrittiva la legge Bossi-Fini (ma le hanno detto che la Romania è entrata in Europa? O pensa forse di procedere a una revisione unilaterale del trattato di Schengen?)

In ogni caso qualcuno dovrebbe anche spiegare all'onorevole Santanchè che ben pochi milanesi desidererebbero la "restituzione" di un territorio contaminato con arsenico e metalli pesanti qual'è quello di via Bovisasca. E che, inoltre, se quel terreno è stato davvero sottratto ai cittadini della Bovisa, gli è stato sottratto più di trent'anni fa dalla Montecatini Edison che al momento di abbandonarlo decise - con l'assenso delle amministrazioni locali - di non bonificarlo, rendendolo inutilizzabile.
Ma tutto questo non interessa alla signora Santachè ne a La Destra che pure si riempie la bocca di "programmi sociali". Quello che importava era la passerella elettorale. Poi che cittadini della Bovisa e Rom imputridiscano pure in un campo contaminato.

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venerdì 21 marzo 2008

ROM, IL CORRIERE DELLA SERA FA PALESE E IRRESPONSABILE DISINFORMAZIONE

Lettera aperta pubblicata su "Il Manifesto" (edizione milanese) di oggi, 20 marzo 2008.


Nell’edizione di ieri, giovedì 20 marzo, sezione Cronaca di Milano, il Corriere della Sera sceglie deliberatamente e spudoratamente di fare disinformazione relativamente allo sgombero (in realtà “allegerimento” ) del campo Rom di via Bovisasca, andato in scena l'altro ieri mattina (19 marzo) alle prime luci dell’alba.
Nell’imbarazzante articolo, a firma Andrea Galli, si scrive testualmente che: «i residenti della Bovisa, preparatisi dall'alba alla massiccia offensiva, tornano a casa mogi mogi»


Chi scrive - insieme ad altri cittadini del quartiere – era presente e può testimoniare che durante le varie fasi dello sgombero (che sgombero fortunatamente non è stato) non era presente pressoché nessun residente del quartiere favorevole alla rimozione del campo. Erano invece presenti – questo sì – diversi degli abitanti della Bovisa riunitisi responsabilmente la sera prima presso la biblioteca della zona, per trovare soluzioni partecipate e sostenibili al problema della presenza di centinaia di cittadini Rom su un territorio da oltre trent’anni altamente contaminato.

Andrea Galli per motivi non dichiarati – ma facilmente intuibili – decide di travisare completamente la realtà, inventando di sana piana fatti mai avvenuti. Inoltre si concede il vezzo di infiorettare sulla dolorosa vicenda, ricamando intorno ad un vecchietto (di cui si tace ovviamente il nome e del quale non è pertanto assolutamente dimostrabile l’esistenza) che sarebbe stato platealmente disgustato dal “finto sgombero” – per chi volesse un saggio delle indiscutibili doti affubulatorie del cronista del Corriere, è possibile leggere l’articolo a questo link.

Per chi scrive non è difficile individuare a che gioco stiano giocando il Corriere e il suo cronista Andrea Galli. E’indubitabile che il “prodotto” Rom=cattivo/minaccia alla sicurezza sia, allo stato attuale, infinitamente più vendibile e commerciabile dell’eventualità (auspicabile) di una pacifica convivenza tra cittadini Rom e cittadini italiani. Galli e il Corriere, consci di questa tristissima ma innegabile verità, scelgono di puntare sul cavallo vincente anche a costo di violentare la realtà dei fatti, anche a costo di inventare di sana pianta cose mai avvenute, anche a costo di mentire sapendo di mentire. E’ il loro il comportamento più riprovevole per un giornalista – un comportamento che dovrebbe causare ipso facto la radiazione dall’ordine dei giornalisti – ma è anche un comportamento che, in termini biecamente commerciali – paga e molto. A Galli e al Corriere non importa se così facendo si ingenerano spirali d’odio, si incita la gente allo scontro razziale, si tirano fuori a persone – forse altrimenti pacifiche – rancori, invidie, gelosie, in un corsa autodistruttiva verso il peggio. A Galli e al Corriere non importa nella misura in cui esasperare i toni equivale a vendere più copie. E’ il loro un comportamento che, da un punto di vista etico, merita solo disprezzo e riprovazione.

Se esiste come purtroppo esiste anche una Bovisa diffidente, non aperta al dialogo, paurosa – che si oppone alla Bovisa democratica, accogliente, antirazzista che rappresenta invece la bella novità di questi giorni – questa si è limitata solo alle raccolte di firme, alle petizioni e forse ora anche alle lettere di protesta ai giornali. Ma è rimasta al chiuso delle proprie case, non ha avuto - come difficilmente ha, pervasa di egoismo e individualismo com’è - il coraggio di manifestare apertamente le propri (fragili) idee. E pertanto ieri mattina, non era presente quando le ruspe entravano nella baraccopoli di Via Bovisasca. E’ rimasta passiva e marginale, mentre prevaleva – fortunatamente – l’altro lato, accogliente e solidale, dell’ex quartiere operaio della periferia Nord di Milano.

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