mercoledì 2 aprile 2008

ROM, FOLGORATI SULLA VIA DI DIONIGI

Vi ricordate Andrea Galli, il cronista del Corriere (di cui abbiamo parlato qui settimana scorsa) che inventava di sana pianta l’esistenza di masse inferocite di cittadini della Bovisa contro la presenza dei Rom in quartiere?
Bene oggi, sempre sul Corriere, il buon Galli scrive due articoletti mielosi in cui si intenerisce per la misera sorte dei poveri Rom, costretti ad emigrare di campo in campo da anni, sotto l’azione delle ruspe e della polizia. Folgorato sulla via di Damasco? No, folgorato sulla via di Dionigi. Ovviamente Dionigi Tettamanzi, l’arcivescovo di Milano, che ieri ha scritto una nota durissima contro lo sgombero definitivo del campo Rom di via BovisaSca, parlando esplicitamente di violazione dei diritti umani e non facendo rimpiangere ai cittadini milanesi, una volta tanto, il buon vecchio cardinal Martini, “pre-pensionato” anni fa’ dal Vaticano, con il solito promeatur ut amoveatur.
E allora il buon Galli, con la coda tra le gambe, si adegua. E abbandona Salvini per salvarsi l’anima – o meglio la patente di ateo-devoto, fondamentale in Italia per far carriera. Tutto questo però ha un nome preciso: Ipocrisia. Ed anche lautamente pagata. Ma fintanto che la diocesi di Milano, mantiene un po’ di indipendenza da Ratzinger e Ruini e condanna lo squallore della politica di De Corato e soci, forse è meglio così.


P.s. Un’altra chicca dal Corriere. A pag 20, a fianco dell’articolo di Galli, Elvira Serra intervista il filosofo Reale, il quale afferma, a proposito della questione Rom, che bisogna farla finita con il buonismo, perché tanto con i Rom non c’è alcuna possibilità di "communicatio idiomatum". A, Professò, ma se per una volta abbandona il "latinorum" e l’iperuranio e viene a dare un’occhiata di persona al Campo Rom? Guardi, non dubito che con tutti i suoi titoli accademici, vedendo le cose di persona come Galileo nel cannocchiale, magari possa capire qualcosa in più anche lei…

P.p.s L’ottimo intervento della Curia milanese ha avuto il suo effetto nel Belpaese dei baciapile: lo sgombero della Bovisasca è finito in prima pagina sul Corriere ed è stato sviscerato dall’Avvenire, da Repubblica ecc..... E tutti hanno cambiato accento, passando dall’indignato all’accorato.

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martedì 1 aprile 2008

LO SGOMBERO DEL CAMPO ROM DELLA BOVISA E LA FABBRICA DEL CONSENSO DELLE DESTRE

E’finita come (quasi) tutti si aspettavano e sapevano. Questa mattina il campo Rom di via Bovisasca è stato sgomberato definitivamente.
Si è trattato di uno sgombero “gentile”: i pochi Rom rimasti nel campo malgrado la campagna di terrorismo psicologico degli ultimi giorni, hanno deciso spontaneamente, dopo una trattativa con le forze dell’ordine, di abbandonare il campo prima che le ruspe entrassero in azione, riuscendo così a portar via le proprie cose.

Alla fine il Prefetto ha, a quanto pare, ceduto alle pressioni dell’amministrazione comunale e autorizzato lo sgombero di ciò che rimaneva del campo. Il vicesindaco De Corato (An) ha ottenuto quello che voleva: frenare l’emorragia dell’elettorato di destra della zona verso La Destra di Daniela Santanchè, protagonista nei giorni scorsi di un disgustoso e patetico tentativo di strumentalizzazione della vicenda. Forse uno sgombero “lacrime e sangue” sarebbe stato più produttivo da un punto di vista elettorale, ma così facendo prefetto e amministrazione comunale hanno salvato capra e cavoli, accontentando tutti. Tranne i Rom, s’intende.

Dove andranno i Rom ora è difficile dirlo. Sicuramente si accamperanno in altre zone della città e la giostra ricomincerà, palesando un’altra volta l’inutilità e la controproducenza dei cosiddetti sgomberi ciechi, gli sgomberi condotti senza alcuna soluzione alternativa al disagio abitativo dei cittadini Rom. Si parla di una possibile sistemazione di donne e bambini - con conseguente smembramento dei nuclei famigliari - nei dormitori dell’emergenza freddo di via Saponaro, viale Ortles e via Barzaghi, lasciati liberi da ieri (31 marzo) dai rifugiati politici. Ma per ora nessuna proposta concreta è arrivata in questo senso. E i volontari delle associazioni che negli ultimi mesi hanno lavorato nel campo, tamponando come potevano le varie emergenze umanitarie, si sentono sonoramente presi in giro.

Per chi scrive però sarebbe un errore addebitare tutto questo a un’incapacità politica da parte dell’amministrazione comunale di Milano. La politica degli sgomberi ciechi che sta facendo “ballare” in giro per la città qualche migliaio di Rom ormai da diverso tempo – nella “beata” indifferenza della provincia di centrosinistra - non è frutto di un’incapacità di risolvere il problema, ma di una precisa strategia politica. Mantenere il problema insoluto equivale ad avere sempre una questione Rom da strumentalizzare, da cavalcare demagogicamente per conquistare voti e consenso, facendo leva sulle paure dei cittadini e sulla cosidetta insicurezza percepita (che come tutti sanno è cosa ben diversa da quella reale). Mandare in giro i Rom di campo in campo, di quartiere in quartiere, serve per conquistare sacche di consenso nelle varie zone toccate dal problema e rinsaldare così il “fronte interno” E poco importa se questo gioco al massacro si gioca sulla pelle di donne, uomini, bambini che vivono nella più assoluta precarietà. Perché tanto poi ci penserà la vulgata razzista spacciata a reti unificate e nutrita di tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili a cacciar via ogni preoccupazione d’indole umanitaria.

E così si va lentamente verso il peggio, tra il cinismo di pochi e l’indifferenza dei più.

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IL CORRIERE DELLA SERA E IL RAZZISMO CONTRO I ROM

Lo so, la notizia è vecchia, ma io ne sono venuto a conoscenza solo ieri, mente cercavo un link per il post sullo spettacolo dell’artista Rom Dijana Pavlovic organizzato dalle associazioni della Bovisa per stasera, 1 aprile (senza peraltro trovarlo). Ed è in questo modo che mi sono imbattuto in questo tutt’altro che meritorio articolo del Corriere, che parla della candidatura di Dijana alle prossime elezioni nelle fine della Sinistra Arcobaleno, in questi termini:

“Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara”.

L’articolo, a firma Nino Luca, dopo questa “sfolgorante” apertura prosegue con una sfilza di banalità, luoghi comuni e stereotipi razzisti («31 anni, non ha figli. Strano per una rom») che rispiarmo al lettore – ma se qualcuno ha voglia di deliziarsi con queste genere di volgarità, trova il pezzo a questo link.

Non vorrei far la parte del polemico o di quello che se la prende a priori con la stampa mainstream, (ne tantomeno difendere la Pavlovic per partigianeria o amicizia), ma quale definizione trovereste voi per la frase di cui sopra, se non “razzismo”? E soprattutto è degno un articolo di tale fatta di essere pubblicato sull’homepage del Corriere per ore, come è avvenuto una ventina di giorni fa’? Cui prodest quest’informazione biecamente e torbidamente razzista?

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"NOI NON SIAMO PAGATI PER PENSARE"

Questa mattina, come tutti temevamo e sapevamo è stato sgomberato definitivamente il Campo Rom della Bovisa. Avrò modo di tornare sui nodi politici della vicenda. Per ora basti una nota di “colore”. Stamattina alle 7 mentre assistevo all’emoragia dal campo dei Rom, ho sentito dire, a uno dei capi dei carabinieri che bloccavano l’accesso a giornalisti e cittadini – lamentandosi della polizia schierata all’altro lato: «Noi non siamo pagati per pensare, noi siamo pagati per operare, sono loro che sono pagati per pensare, non noi.» Non aggiungo altro.

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lunedì 31 marzo 2008

"ROM CABARET" DI DIJANA PAVLOVIC ALLA BOVISA

Approfitto di questo spazio per pubblicizzare un’ altra importante iniziativa organizzata da alcune associazioni della Bovisa (Il Centro Culturale Multietnico “La Tenda” – di cui faccio parte - , l' Associazione "Luca Rossi" per l'educazione alla pace e all'amicizia tra i popoli e "Bovisa verde" ) con lo scopo ancora una volta di favorire la convivenza tra cittadini italiani e Rom nel quartiere – malgrado “alleggerimento” dopo “alleggerimento” si faccia, a detta di molti, sempre più imminente lo sgombero “cieco” del campo Rom di via Bovisasca.

Domani sera, 1 aprile infatti, alle 21, presso la Biblioteca Dergano-Bovisa, in via Baldinucci 76 a Milano (tel. 02. 33220541), andrà in scena "Rom Cabaret" di e con Dijana Pavlovic, spettacolo di testi e musica popolare di artisti Rom tra passato presente e futuro. L'artista sarà accompagnata da un trio di musicisti formato da Marta Pistocchi, Davide Marzagallo e Jovica Jovic. La performance sarà inoltre anticipata alle 17 (nel giardino adiacente alla Biblioteca) da uno spettacolo di clownerie e giocoleria di Daniel Romila, uno dei primi allievi del celebre Miloud, l'artista francese che ha lavorato a lungo con i bambini di strada romeni.

La convivenza tra comunità diverse in un medesimo territorio – non solo possibile, ma anche auspicabile – passa anche attraverso l’incontro e la conoscenza delle reciproche culture, unica via per dissipare incomprensioni, pregiudizi, luoghi comuni, diffidenze di tutti i tipi.
Per questo motivo siete tutti invitate a partecipare e se lo volete anche a diffondere la notizia.

Qui sotto il pdf della locandina dell’iniziativa.



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sabato 29 marzo 2008

APPELLO URGENTE IN DIFESA DELLE ASSOCIAZIONI PER I DIRITTI UMANI IN COLOMBIA

Riporto qui sotto il testo di un importantissimo appello lanciato dagli amici Gennaro Carotenuto, Annalisa Melandri, Guido Piccoli (autore del fondamentale “Colombia il paese dell’eccesso”) e dalla giornalista Stella Spinelli di PeaceReporter, in difesa delle associazioni colombiane per i diritti umani, colpite negli ultimi giorni da una tremenda escalation di violenza da parte dei gruppi paramilitari del paese che, allo stato attuale, ha già causato la morte di 8 persone, il sequestro di altre due e minacce nei confronti di diverse decine di attivisti. L’invito ovviamente è a leggere l’appello (che ha già incassato il sostegno di moltissime personalità di spicco del mondo della cultura, dell’informazione e del volontariato), firmarlo e diffonderlo.


I sottoscritti sono estremamente preoccupati per l'immediato pericolo di vita nel quale versano centinaia di dirigenti di associazioni in difesa dei diritti umani colombiane che hanno organizzato la grande manifestazione contro il Terrorismo di Stato in Colombia dello scorso sei marzo, alla quale hanno preso parte attiva centinaia di associazioni della società civile colombiana e oltre 300.000 persone.
A seguito delle dichiarazioni del consigliere del presidente Ãlvaro Uribe, José Obdulio Gaviria, che ha bollato la manifestazione come organizzata dalle Farc, gli squadroni della morte del gruppo paramilitare che firma le proprie azioni come "Aguilas Negras" hanno assassinato in rapida sequenza quattro dirigenti sindacali e di Ong che avevano promosso la manifestazione, ne hanno sequestrati altri due, minacciato direttamente altri 40, mentre decine di altri versano in immediato pericolo di vita.
Ci uniamo pertanto al Movice (Movimento Nazionale delle Vittime dei Crimini di Stato) e a decine di altre sigle della società civile colombiana, nell'esigere le dimissioni di José Obdulio Gaviria, personaggio da più parti accusato di essere organico sia al paramilitarismo che al narcotraffico, ma che continua ad essere tra i più stretti collaboratori del presidente Álvaro Uribe.
Chiediamo inoltre ai governi dell'Unione Europea e al Parlamento Europeo, nonché ai governi latinoamericani, di effettuare urgenti pressioni sul governo colombiano perché difenda l'integrità fisica di tutte le persone sotto minaccia, individui e fermi gli autori dei quattro omicidi e degli altri crimini che si attribuiscono a gruppi paramilitari che il governo colombiano sostiene essere da tempo smobilitati.
Per adesioni inviare una mail a solidaridadmovice@gmail.com

Promotori:
Annalisa Melandri, traduttrice
Gennaro Carotenuto, storico, Università di Macerata
Guido Piccoli, scrittore, giornalista
Stella Spinelli, giornalista Peace Reporter
Primi firmatari:
Luigi Ciotti, sacerdote, Italia
Noam Chomsky, linguista, MIT, Stati Uniti
Gianni Minà , giornalista, Italia
Beppe Grillo, comico, Italia
Frei Betto, scrittore, Brasile
Marti­n Almada, premio Nobel Alternativo per la Pace 2002, Paraguay
Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo, Italia
Jose Lui­z Del Roio, Senatore, Italia/Brasile
Francesco Martone, Senatore, Italia
Meri Lao, musicista e scrittrice, Argentina/Italia
Hernando Calvo Ospina, giornalista Le Monde Diplomatique, Colombia/Francia
Ramon Mantovani, deputato Italia
Maurizio Matteuzzi, giornalista Il Manifesto, Italia
Raul Zibechi, giornalista, Uruguay
Maurizio Chierici, giornalista L'Unità , Italia
Meir Margalit, storico, Israele
Emanuele Giordana, giornalista
Luciano Scateni, giornalista, scrittore, Napoli
Antonio Vermigli, Rete Redié Resc, Italia
Santiago Alba Rico, scrittore, Spagna
Rocco Altieri direttore Quaderni Satyagraha, Italia
Mario Amorós, storico e giornalista, Spagna
Atilio Borón, filosofo, Argentina
Stella Calloni, scrittrice e giornalista, Argentina
Massimo Carlotto, scrittore, Italia
Mario Casasús, giornalista, Messico
James Cockroft, accademico e scrittore, Canada
Geraldina Colotti, giornalista il Manifesto
Marinella Correggia, scrittrice, Italia
Heinz Dieterich, sociologo, Germania/Messico
Carlos Fernández Liria, Universidad Complutense de Madrid
Jeff Halper, antropologo, Israele
Celia Hart Santamaria, giornalista, scrittrice, Cuba
Martin E. Iglesias giornalista, presidente Selvas.org
Gilberto Lopez y Rivas, antropologo, Messico
Loredana Macchietti, editore, Italia
Antonio Mazzeo, giornalista e saggista
Antonio Moscato, Universitò di Lecce
Harald Neuber, giornalista, Germania
James Petras, sociologo, Stati Uniti
Higinio Polo, giornalista, professore, Barcellona, Spagna
Bernardo Reyes, scrittore, poeta, Temuco, Cile
Francesco Romanetti, giornalista Il Mattino, Italia
Paolo Rossignoli, editore Edizioni Achab, Italia
Ursula Salwa, casa editrice Intra Moenia, Polonia
Pascual Serrano, giornalista Spagna
Gino Solito, direttore amministrativo Intra Moenia, Italia
Carlos Tena, giornalista, Spagna
Juan Torres Lopez, economista, Spagna
Ivonne Trías, scrittice e giornalista, Uruguay
Marco Tropea, editore, Italia
Pepe Viñoles, artista plastico e giornalista,Svezia/Uruguay
Attilio Wanderlingh, giornalista, editore, Napoli
Aldo Zanchetta presidente Fondazione Neno Zanchetta (Lucca)
Roberto Zanini, giornalista Il Manifesto
Anibal Quijano, professore, Perù - Usa
Maurizio Acerbo, deputato Italia
Enzo Apicella, vignettista, Italia
Daniel Viglietti, musicista, Uruguay
Angelo Stefanini, medico, professore universitario, Osservatorio salute globale, Italia

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MANDIAMO I LEGHISTI AL CEPU!

Da qualche giorno tutte le vie attorno a casa mia sono tappezzate dal seguente manifesto della Lega Nord.

Rispetto al suo contenuto, direi che ogni commento è superfluo. Nessuno può scientemente pensare una boiata simile. Questa volta non riesco neanche a credere alla malafede di chi l’ha scritta. E' davvero troppo oltre la soglia del ridicolo. Sono basito. L’unica cosa che mi viene da pensare è come reagire, cosa fare. Ma non cosa fare contro i leghisti, ma per i leghisti. Dobbiamo fare qualcosa per loro. Dobbiamo aiutarli. Dobbiamo tirarli fuori – poveracci - da questo abisso di ignoranza. Davvero non può essere solo malefede.

Qualcosa forse lo possiamo fare. Per esempio potremmo recapitare un paio di quintali di bignami di storia alla sede centrale di via Brughiero, oppure potremmo chiedere di attivare corsi di recupero per gli estensori del manifesto presso i principali istituti di media superiore di Milano .
In fondo lo troveremo pure un qualche buon insegnante di storia che sia in grado di spiegare ai leghisti la differenza tra l’immigrazione e il colonialismo, tra i Padri Pellegrini e i rifugiati del Corno d’Africa, tra il Mayflower e le navi della speranza! Suvvia non perdiamo la speranza!

Altrimenti rimane sempre il Cepu…


p.s. Mi piacerebbe sapere, tra l’altro, quanti tra gli esponenti e gli elettori della Lega Nord hanno avuto parenti emigrati in Germania, Stati Uniti, Svizzera o Argentina e se questi hanno spinto gli autoctoni a vivere nelle riserve…

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venerdì 28 marzo 2008

FASCISTI...ANCHE ALLA BOVISA


Con l'attitudine alla provocazione tipica di tanti personaggi dal passato e dal presente nero, ieri Daniela Santachè è venuta a farsi un po' di pubblicità al Campo Rom della Bovisa. Accolta da cartelli che intimavano ai fascisti di uscire dal campo l'onorevole (sic!) si è lasciata andare a qualche pacatissima dichiarazione: «Senza se e senza ma bisogna applicare le leggi dello stato e questo è un campo che va sgomberato al più presto. Questo è un territorio che va ridato ai milanesi». Ed ha proseguito scagliando i suoi strali contro il «finto buonismo che produce questa sottrazione agli italiani del proprio territorio da parte di gente che andrebbe cacciata a pedate nel sedere. Voglio tornare qui fra tre giorni e non vedere lo schifo che ho visto». Invito che deve aver sortito qualche effetto sull'amministrazione milanese, dal momento che stamattina ha avuto luogo un nuovo intervento di allegerimento simile a quello di settimana scorsa.
Nel sito della Santanchè poi si legge anche - ciliegina sulla torta - che per evitare queste situazioni è necessario rendere ancora più restrittiva la legge Bossi-Fini (ma le hanno detto che la Romania è entrata in Europa? O pensa forse di procedere a una revisione unilaterale del trattato di Schengen?)

In ogni caso qualcuno dovrebbe anche spiegare all'onorevole Santanchè che ben pochi milanesi desidererebbero la "restituzione" di un territorio contaminato con arsenico e metalli pesanti qual'è quello di via Bovisasca. E che, inoltre, se quel terreno è stato davvero sottratto ai cittadini della Bovisa, gli è stato sottratto più di trent'anni fa dalla Montecatini Edison che al momento di abbandonarlo decise - con l'assenso delle amministrazioni locali - di non bonificarlo, rendendolo inutilizzabile.
Ma tutto questo non interessa alla signora Santachè ne a La Destra che pure si riempie la bocca di "programmi sociali". Quello che importava era la passerella elettorale. Poi che cittadini della Bovisa e Rom imputridiscano pure in un campo contaminato.

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