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sabato 19 aprile 2008

IMMIGRATI, PER FAVORE NON LASCIATECI SOLI CON GLI ITALIANI!



Su una colonna, a Bologna.


Da PeaceReporter.

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giovedì 10 aprile 2008

PENSIERO DEBOLISSIMO

La notizia la conoscete tutti: Gianni Vattimo, il filosofo teorico del pensiero debole è da oggi il primo (e ancora unico fortunatamente!) firmatario di una petizione contro la protesta dei monaci buddisti in Tibet e – nello specifico - contro il presunto “attacco mediatico occidentale” mirante ad occultare (sic!) quanto realmente sta avvenendo in Cina. Attacco mediatico che – secondo l’appello – si configurerebbe come una «versione aggiornata del piano imperialista inglese contro la Cina».

Si potrebbe rispondere in tanti modi a queste affermazioni. Per esempio scomodando le denunce e le inchieste di associazioni per i diritti umani paludate e attendibili come “Amnesty International” o “Human rights Watch”.

Ma probabilmente non ne vale la pena. Forse la cosa migliore è porsi l’unico interrogativo sensato in questo frangente: qualcuno avrà avvertito il filosofo Vattimo che negli ultimi vent’anni la Cina, da autoritario regime comunista si è trasformata nel più rapace paese imperialista della terra, alfiere di un neoliberismo ancora più selvaggio di quello dei vituperati Stati Uniti?


p.s. Dimenticavo: tra le altre motivazioni anti-Tibet e pro-Cina addotte da Vattimo vi è il fatto che il Tibet sia un paese “teocratico” – ancorché democratico – dove l’autorità civile e quella religiosa non sono rigorosamente distinte. Nulla da eccepire: spero anche io che un futuro Tibet indipendente sia in grado di secolarizzarsi al più presto.
Ma Vattimo sarebbe disposto un domani a fare lo stesso discorso di fronte a un' ipotetica invasione statunitense della teocraticissima – e per nulla democratica – Repubblica islamica dell’Iran?

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martedì 8 aprile 2008

PRESENTAZIONE DI "SOTTO PRESSIONE. IL GIORNALISMO IN COLOMBIA PRIGIONIERO DI GUERRIGLIA, NARCOTRAFFICO, PARAMILITARI E GOVERNO" A MILANO

Approfitto nuovamente di questo spazio per un’importantissima segnalazione: la presentazione domani sera alle 20.30a Palazzo Isimbardi a Milano (via Vivaio 1) del libro “Sotto pressione” sulla disastrosa situazione della libertà di informazione in Colombia, curato dagli amici di Selvas insieme a Information, Safety and Freedom e l’associazione Traduttori per la pace. Ospite della serata sarà il giornalista colombiano Hellman Morris e verrà proiettato uno stralcio di un documentario tratto dalla serie “Contravia”.
Altri ospiti dell’incontro, oltre ai curatori Martin E. Iglesias e Stefano Neri, saranno l’ On. Tana De Zulueta, Vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari, Irma Dioli, Assessore alla Pace, Partecipazione e Cooperazione internazionale della Provincia di Milano e il giornalista Rai e presidente di ISF Stefano Marcelli.


Io ci sarò e invito tutti voi a venire. A questo link la scheda del libro. Qui sotto la locandina dell’evento.

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martedì 1 aprile 2008

"NOI NON SIAMO PAGATI PER PENSARE"

Questa mattina, come tutti temevamo e sapevamo è stato sgomberato definitivamente il Campo Rom della Bovisa. Avrò modo di tornare sui nodi politici della vicenda. Per ora basti una nota di “colore”. Stamattina alle 7 mentre assistevo all’emoragia dal campo dei Rom, ho sentito dire, a uno dei capi dei carabinieri che bloccavano l’accesso a giornalisti e cittadini – lamentandosi della polizia schierata all’altro lato: «Noi non siamo pagati per pensare, noi siamo pagati per operare, sono loro che sono pagati per pensare, non noi.» Non aggiungo altro.

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lunedì 31 marzo 2008

"ROM CABARET" DI DIJANA PAVLOVIC ALLA BOVISA

Approfitto di questo spazio per pubblicizzare un’ altra importante iniziativa organizzata da alcune associazioni della Bovisa (Il Centro Culturale Multietnico “La Tenda” – di cui faccio parte - , l' Associazione "Luca Rossi" per l'educazione alla pace e all'amicizia tra i popoli e "Bovisa verde" ) con lo scopo ancora una volta di favorire la convivenza tra cittadini italiani e Rom nel quartiere – malgrado “alleggerimento” dopo “alleggerimento” si faccia, a detta di molti, sempre più imminente lo sgombero “cieco” del campo Rom di via Bovisasca.

Domani sera, 1 aprile infatti, alle 21, presso la Biblioteca Dergano-Bovisa, in via Baldinucci 76 a Milano (tel. 02. 33220541), andrà in scena "Rom Cabaret" di e con Dijana Pavlovic, spettacolo di testi e musica popolare di artisti Rom tra passato presente e futuro. L'artista sarà accompagnata da un trio di musicisti formato da Marta Pistocchi, Davide Marzagallo e Jovica Jovic. La performance sarà inoltre anticipata alle 17 (nel giardino adiacente alla Biblioteca) da uno spettacolo di clownerie e giocoleria di Daniel Romila, uno dei primi allievi del celebre Miloud, l'artista francese che ha lavorato a lungo con i bambini di strada romeni.

La convivenza tra comunità diverse in un medesimo territorio – non solo possibile, ma anche auspicabile – passa anche attraverso l’incontro e la conoscenza delle reciproche culture, unica via per dissipare incomprensioni, pregiudizi, luoghi comuni, diffidenze di tutti i tipi.
Per questo motivo siete tutti invitate a partecipare e se lo volete anche a diffondere la notizia.

Qui sotto il pdf della locandina dell’iniziativa.



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sabato 29 marzo 2008

MANDIAMO I LEGHISTI AL CEPU!

Da qualche giorno tutte le vie attorno a casa mia sono tappezzate dal seguente manifesto della Lega Nord.

Rispetto al suo contenuto, direi che ogni commento è superfluo. Nessuno può scientemente pensare una boiata simile. Questa volta non riesco neanche a credere alla malafede di chi l’ha scritta. E' davvero troppo oltre la soglia del ridicolo. Sono basito. L’unica cosa che mi viene da pensare è come reagire, cosa fare. Ma non cosa fare contro i leghisti, ma per i leghisti. Dobbiamo fare qualcosa per loro. Dobbiamo aiutarli. Dobbiamo tirarli fuori – poveracci - da questo abisso di ignoranza. Davvero non può essere solo malefede.

Qualcosa forse lo possiamo fare. Per esempio potremmo recapitare un paio di quintali di bignami di storia alla sede centrale di via Brughiero, oppure potremmo chiedere di attivare corsi di recupero per gli estensori del manifesto presso i principali istituti di media superiore di Milano .
In fondo lo troveremo pure un qualche buon insegnante di storia che sia in grado di spiegare ai leghisti la differenza tra l’immigrazione e il colonialismo, tra i Padri Pellegrini e i rifugiati del Corno d’Africa, tra il Mayflower e le navi della speranza! Suvvia non perdiamo la speranza!

Altrimenti rimane sempre il Cepu…


p.s. Mi piacerebbe sapere, tra l’altro, quanti tra gli esponenti e gli elettori della Lega Nord hanno avuto parenti emigrati in Germania, Stati Uniti, Svizzera o Argentina e se questi hanno spinto gli autoctoni a vivere nelle riserve…

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venerdì 21 marzo 2008

ROM, IL CORRIERE DELLA SERA FA PALESE E IRRESPONSABILE DISINFORMAZIONE

Lettera aperta pubblicata su "Il Manifesto" (edizione milanese) di oggi, 20 marzo 2008.


Nell’edizione di ieri, giovedì 20 marzo, sezione Cronaca di Milano, il Corriere della Sera sceglie deliberatamente e spudoratamente di fare disinformazione relativamente allo sgombero (in realtà “allegerimento” ) del campo Rom di via Bovisasca, andato in scena l'altro ieri mattina (19 marzo) alle prime luci dell’alba.
Nell’imbarazzante articolo, a firma Andrea Galli, si scrive testualmente che: «i residenti della Bovisa, preparatisi dall'alba alla massiccia offensiva, tornano a casa mogi mogi»


Chi scrive - insieme ad altri cittadini del quartiere – era presente e può testimoniare che durante le varie fasi dello sgombero (che sgombero fortunatamente non è stato) non era presente pressoché nessun residente del quartiere favorevole alla rimozione del campo. Erano invece presenti – questo sì – diversi degli abitanti della Bovisa riunitisi responsabilmente la sera prima presso la biblioteca della zona, per trovare soluzioni partecipate e sostenibili al problema della presenza di centinaia di cittadini Rom su un territorio da oltre trent’anni altamente contaminato.

Andrea Galli per motivi non dichiarati – ma facilmente intuibili – decide di travisare completamente la realtà, inventando di sana piana fatti mai avvenuti. Inoltre si concede il vezzo di infiorettare sulla dolorosa vicenda, ricamando intorno ad un vecchietto (di cui si tace ovviamente il nome e del quale non è pertanto assolutamente dimostrabile l’esistenza) che sarebbe stato platealmente disgustato dal “finto sgombero” – per chi volesse un saggio delle indiscutibili doti affubulatorie del cronista del Corriere, è possibile leggere l’articolo a questo link.

Per chi scrive non è difficile individuare a che gioco stiano giocando il Corriere e il suo cronista Andrea Galli. E’indubitabile che il “prodotto” Rom=cattivo/minaccia alla sicurezza sia, allo stato attuale, infinitamente più vendibile e commerciabile dell’eventualità (auspicabile) di una pacifica convivenza tra cittadini Rom e cittadini italiani. Galli e il Corriere, consci di questa tristissima ma innegabile verità, scelgono di puntare sul cavallo vincente anche a costo di violentare la realtà dei fatti, anche a costo di inventare di sana pianta cose mai avvenute, anche a costo di mentire sapendo di mentire. E’ il loro il comportamento più riprovevole per un giornalista – un comportamento che dovrebbe causare ipso facto la radiazione dall’ordine dei giornalisti – ma è anche un comportamento che, in termini biecamente commerciali – paga e molto. A Galli e al Corriere non importa se così facendo si ingenerano spirali d’odio, si incita la gente allo scontro razziale, si tirano fuori a persone – forse altrimenti pacifiche – rancori, invidie, gelosie, in un corsa autodistruttiva verso il peggio. A Galli e al Corriere non importa nella misura in cui esasperare i toni equivale a vendere più copie. E’ il loro un comportamento che, da un punto di vista etico, merita solo disprezzo e riprovazione.

Se esiste come purtroppo esiste anche una Bovisa diffidente, non aperta al dialogo, paurosa – che si oppone alla Bovisa democratica, accogliente, antirazzista che rappresenta invece la bella novità di questi giorni – questa si è limitata solo alle raccolte di firme, alle petizioni e forse ora anche alle lettere di protesta ai giornali. Ma è rimasta al chiuso delle proprie case, non ha avuto - come difficilmente ha, pervasa di egoismo e individualismo com’è - il coraggio di manifestare apertamente le propri (fragili) idee. E pertanto ieri mattina, non era presente quando le ruspe entravano nella baraccopoli di Via Bovisasca. E’ rimasta passiva e marginale, mentre prevaleva – fortunatamente – l’altro lato, accogliente e solidale, dell’ex quartiere operaio della periferia Nord di Milano.

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lunedì 18 febbraio 2008

LA CULTURA SPAGNOLA SCENDE IN CAMPO PER ZAPATERO

E così la cultura spagnola si mobilita per Zapatero. Se da una parte - forse complice la discesa in campo massiccia della Conferenza episcopale iberica - sembra che il PP stia recuperando spazio sul PSOE, dall’altra un gruppo di artisti, intellettuali, e uomini di cultura in senso lato da vita alla PAZ, la Platoforma de Apoyo por Zapatero, con l’obbiettivo di influenzare il voto del prossimo 9 marzo in favore del presidente uscente..
C’è anche un inno, cantato da vari personaggi e composto su alcuni versi del grande poeta uruguayano Mario Benedetti (che forse come autore, come fa notare l’amico Tanoka, è un po’ più consistente di Andrea Vantini…)


Le idealizzazioni sono sempre fuorvianti e certamente Zapatero non è la panacea di tutti i mali, né per la Spagna, né per l’Europa, né tantomeno per la sinistra europea sempre più carente di idee e proposte forti. Ma in ogni caso vi immaginereste una cosa simile in Italia? Sarebbero subito spuntati fuori una Lucia Annunziata o un Capezzone qualsiasi a dire di stare attenti “perché così si favorisce Berlusconi”…

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venerdì 15 febbraio 2008

DA ALAN GARCÍA A HUGO CHÁVEZ, QUANTO E' CAMBIATO L'ATTEGGIAMENTO DELLA "SOCIALDEMOCRAZIA" EUROPEA VERSO IL SUDAMERICA!

Quando più di vent’anni fa nel 1985 Alan García andò al potere in Perù, era l’ “idolo” della socialdemocrazia europea, da Craxi a Felipe Gonzales. Era giovane (a 36 anni il più giovane presidente della repubblica sudamericana), colto, aveva studiato all’estero, la sua retorica incantava i peruviani durante i celebri balconazos. Soprattutto era fautore di una politica eterodossa nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e credeva, a ragione, che se il Perù non avesse rallentato i pagamenti al grande organismo monetario e non si fosse allontanato dal piano di aggiustamento strutturale che invece il suo predecessore Balaunde aveva seguito pedissequamente, il Perù non si sarebbe mai rialzato dalla recessione

Conobbe il suo trionfo nel giugno del 1986, quando il congresso dell’Internazionale Socialista si tenne proprio a Lima ed egli, per non rovinarsi la festa con i suoi omologhi europei, diede probabilmente carta bianca ai suoi generali per reprimere con la violenza alcune rivolte carcerarie senderiste che avrebbe potuto offuscare il ritorno di immagine del vertice – furono i massacri di El Frontón, Lurigancho e Santa Barbara, i più gravi del suo primo mandato.
Fu a quei tempi, quando per l’opinione pubblica mondiale era l’astro nascente della sinistra sudamericana, che Alan García, per far fronte alla scarsità di latte e al rincaro del suo prezzo nel paese, nazionalizzò la leche Gloria, l’azienda casearia nazionale peruviana, di proprietà della Nestlè (che ovviamente rispose per le rime). Fu una decisione importante e coraggiosa, una delle tante prese dal presidente peruviana in quel primo scorcio del suo mandato, prima che molte sconfitte e ed una corruzione dilagante finissero per ammorbidire la sua politica sino a tornare nei canoni dell’”ortodossia”, in mezzo alla più grande crisi economica recente della storia del Perù. Una fine ingloriosa lontana dalle premesse e dalle aspettative del primo bennio (1985-1987) del suo governo. Quel primo biennio del suo mandato, il cui esperimento eterodosso riuscì a portare effettivi – ancorché effimeri - benefici al Perù (una notevole ripresa economica) e garantì al mandatario peruviano, una stima senza eguali nell’ambito socialdemocratico europeo.

Vent’anni dopo la storia si ripete, con protagonisti diversi e con alleanze completamente cambiate. Un governo, quello venezuelano - di cui ovviamente si può dire tutto e il contrario di tutto - traccia da un decennio (dal 1998) la strada per i paesi che hanno deciso di non riconoscersi più nella politica dell’ortodossia fondomonetarista, degli aggiustamenti strutturali e delle privatizzazioni ad ogni costo. Lo fa con molta più costanza e convinzione dell’Alan García di vent’anni fa ed ottenendo risultati – almeno per ora – decisamente confortanti: crescita intorno al 10%, sanità pubblica e gratuita per tutti, scomparsa pressoché totale dell’analfabetismo, inclusione sociale. Ma non gode assolutamente, presso gli ambienti bene della socialdemocrazia europea, di un decimo dei favori di cui godeva, con le stesse parole d’ordine, il vecchio Alan Garcìa – ora peraltro trasformatosi in arcicorrotto fondamentalista neoliberale.
E proprio in questi giorni, alla stregua di quel lontano 1986 in Perù, il Venezuela si trova a dover far fronte alla scarsità di latte. Prospettiva per scongiurare la quale, Chàvez minaccia di nazionalizzare gli stabilimenti venezuelani della Parmalat e della Nestlè (ancora la Nestlè!), per mettere fine alla loro politica speculativa. Nestlè e Parmalat infatti si avvantaggiano dei “bassi costi di produzione” venezuelani per poi esportare il latte all’estero, lasciandone privo il mercato interno. E soprattutto ostacolando la produzione delle imprese statali e delle cooperative venezuelane.

Chávez per ora minaccia, ma esproprierà davvero? Difficile dirlo. Molto probabilmente troverà un accordo, esattamente come è accaduto, malgrado i toni forti usati da ambo le parti, nel campo estrattivo, dove - complici gli alti prezzi del greggio attuale - quasi tutte le multinazionali hanno accettato le nuove condizioni poste del governo (il caso attuale della Exxon è fortunatamente – ancora – poco più che un’eccezione).
Ma in ogni caso la sua minaccia, ancora non concretizzatasi, viene vista e descritta da tutti i media internazionali come l’ennesima offensiva statalista e non trova alcun appoggio internazionale fuori dall’America Latina – come del resto tutta la sua politica.

La socialdemocrazia europea che vent’anni fa coccolava Alan Garcia quando portava avanti – e non minacciava soltanto – gli stessi provvedimenti, ora descrive il governo venezuelano come statalista e populista. Che cosa ha fatto cambiare così tanto opinione su medesime soluzioni economiche, riproposte peraltro oggi in maniera molto più moderata? Un altro esempio può chiarire meglio di cosa parliamo.

Nel 1987 Alan García nazionalizzò a sorpresa l’intero sistema bancario peruviano. Fu un’operazione condotta male e che probabilmente fu causa del successivo tracollo finanziario del Perù – Alan García peraltro fece retromarcia l’anno successivo.
Vent’anni dopo esatti Chávez ha riproposto una manovra simile, benché molto più oculata, (la nazionalizzazione della banca centrale) e l’ha sottoposta però a referendum popolare – dimostrando quindi maggior prudenza dell’Alan García degli anni ottanta. Perso il referendum l’ha accantonata.
Viene da chiedersi: chi dei due è l’estremista, chi il moderato? Chi è il socialdemocratico e chi lo statalista?
Perché la socialdemocrazia che all’epoca sosteneva l’interventismo un po’ disordinato di Alan García oggi si dissocia e si distingue da quello tutto sommato moderato di Chávez? Cosa è successo e cosa è cambiato nel frattempo, nella socialdemocrazia europea? Perché ciò che vent’anni fa appariva riformista e socialdemocratico, oggi viene descritto come massimalista?

E’ probabile che nella risposta a queste domande – molto retoriche e volutamente provocatorie - stia non già la soluzione dei problemi cronici dell’America Latina, ma quasi sicuramente qualche buona indicazione sulle ragioni della crisi irreversibile della socialdemocrazia europea.

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mercoledì 13 febbraio 2008

LEZIONI D'INGLESE

Uso affermativo e negativo del verbo modale can. Esempi:

Yes, we can.


No, we can't.


Nella foto in alto il candidato alle primarie del Partito democratico americano, in costante ascesa dopo la vittoria anche negli stati del Maryland, della Virginia e del District of Columbia.

Nella foto in basso il leader del Pd Walter Veltroni, coraggiosamente deciso ad immolare il suo paese natale, l'Italia, ad un nuovo governo berlusconiano, per permetterle di "diventare finalmente un paese normale" e per consolidare il Partito Democratico come grande forza socialdemocratica europea (sul modello del Labour Party inglese di Tony Blair?).

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sabato 9 febbraio 2008

UOMINI TUTTI D'UN PEZZO

«Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier deve fare i conti con me, che ho pure vent'anni di meno. Mica crederà di essere eterno...Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più»

Gianfranco Fini, 18 novembre 2007 (l'ora delle decisioni irrevocabili?)


p.s. Un ringraziamento alla Striscia rossa dell'Unità.

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venerdì 1 febbraio 2008

¡SIN MAÍZ NO HAY PAÍS!

Continuano a Città del Messico le manifestazioni contro l'estensione del TLCAN (il Trattato di Libero Commercio) ai prodotti agricoli più importanti del paese - come mais e fagioli. Lo scorso sabato è arrivata nello Zocalo di Città del Messico, dopo un percorso di oltre 300 chilometri, la carovana "Sin maíz no hay país" (lett. "Senza mais non c'è paese") con una gigantesca offerta simbolica (nella foto) per la divinità mesoamericana Oméotl, affinchè appoggi la lotta per la rinegoziazione del Trattato di Libero Commercio e freni così l'invasione del mais transgenico statunitense.

Ieri invece, sempre nella capitale messicana, si sono ritrovati circa 200 000 persone per un grande corteo lungo l'arteria principale della città, il Paseo della Reforma, dalla celebre statua dell'Angelo sino allo Zocalo. A questo link una foto del fiume umano. ¡La lucha sigue!

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mercoledì 30 gennaio 2008

MI SONO ASSOLTO DA SOLO!

Oggi Silvio Berlusconi è stato assolto. Non perchè innocente, non per mancanza di prove. Ma semplicemente perchè il reato di cui era imputato (falso in bilancio) non costuisce più reato dopo una delle tante leggi ad personam approvate nel quinquennio di governo della Casa della Libertà.

Cantava Fabrizio De Andrè nel lontano 1973 in "Storia di un impiegato":

"una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge".

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domenica 27 gennaio 2008

27 GENNAIO - PERCHE' L'ORRORE NON TORNI MAI PIU'...


Prima vennero per i comunisti
E io non alzai la voce
Perché non ero un comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
E io non alzai la voce
Perché non ero un socialdemocratico.

Poi vennero per i sindacalisti
E io non alzai la voce
Perché non ero un sindacalista.

Poi vennero per i ebrei
E io non alzai la voce
Perché non ero un ebreo.

Poi vennero per me
E allora non era rimasto nessuno
Ad alzare la voce per me.

Pastore Martin Niemöller

lunedì 21 gennaio 2008

LA SAGRA DEL FARISEO

A settembre a San Vito lo Capo c’è quella del Cous Cous, a Lariano quella del fungo porcino, ieri a Roma è andata in scena la Sagra del Fariseo. A dir la verità si tratta di una pietanza piuttosto indigesta, e decisamente poco genuina, ma a quanto pare in Italia va per la maggiore. Soprattutto tra le classi dirigenti.

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domenica 30 dicembre 2007

USQUE TANDEM PERMITTERE, NAPOLITANE, HOC SCELUS?

«Tutti si preoccupano del Kosovo ma non capiscono che la vera bomba a orologeria è la Padania. Le battaglie per liberare il Nord e ridare dignità e diritti al cittadino padano non possono passare dai venditori di padelle o dalle autoreggenti delle rosse di turno. Purtroppo questa battaglia passerà attraverso il rosso del sangue» (Roberto Calderoni, la Padania 29 dicembre).
Dalla “striscia rossa” dell’Unità di oggi.


Non è abbastanza per dichiarare indegno e incompatibile con la vicepresidenza del Senato il rivoltante autore del porcellum, caro presidente della Repubblica?

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venerdì 28 dicembre 2007

AUGURI DI BUON ANNO...TRA POVERTA' E DISGUSTO


Apprendo da un articoletto on-line che sono già esaurite le prenotazioni per il cenone di capodanno più esclusivo d’Italia, quello del ristorante Alla Pergola dell’Hilton di Roma. Costo - decisamente “invitante” - della serata: 1110 euro.

Al di là dell’ovvio e sentito disprezzo per coloro che – potendo - spendono così i propri soldi, mi sorprendo a fare strane associazioni di idee. Mi viene in mente, per esempio, che la stessa cifra equivale allo stipendio annuale di un lavoratore boliviano.

E allora - non so bene neanche io per quale strano motivo - mi viene voglia di rivolgere i miei più sentiti auguri di buon anno agli avventori del sunnominato Pergola dell’Hilton. Il mio augurio (dal profondo del cuore) è quello che possano svegliarsi l’l mattina, dopo le loro squisite degustazioni di San Silvestro, in una delle migliaia di case di adobe (mattoni crudi) di El Alto, con la prospettiva di vivere per un anno intero con i soldi che hanno dilapidato la sera prima. Che possano svegliarsi al freddo, a 4000 metri, senza riscaldamento, con la necessità di lavorare una decina di ore al giorno per 100 dollari scarsi al mese.

E poi magari, se gliene rimane il tempo e la voglia, che posano fermarsi un secondo a riflettere sul legame che intercorre tra le aragoste nei piatti di un lussuoso ristorante di Roma e la catasta di lamiere e il groviglio di fili elettrici che delimita lo skyline El Alto, tra la loro volgarità di insipidi figli del benessere e la dignità del milione di persone che giorno dopo giorno vivono, soffrono e combattono nella capitale più alta del mondo.

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venerdì 14 dicembre 2007

E SE LO SCIOPERO DEGLI AUTOTRASPORTATORI CONTINUASSE TUTTI I GIORNI?

Anche se non ha paralizzato un paese come lo sciopero dei camionisti nel Cile di Allende, lo sciopero (o serrata?) dei giorni scorsi degli autotrasportatori ha causato i suoi buoni disagi. Impossibilità di far rifornimento di benzina, lunghe code, negozi senza merci, prodotti alimentari marciti per i ritardi, ecc…

Tutte cose scomparse nel giro di due giorni ma che hanno procurato i loro danni all’economia nostrana. E i loro fastidi alla popolazione.

Ma…riuscite a immaginare cosa sarebbe successo se fossero durati giorni, settimane, forse mesi? Per giorni le merci che non arrivano al supermercato, per giorni i prodotti alimentari che marciscono per i blocchi, per giorni le code che impediscono le consegne e i trasporti d’urgenza … Riuscite a immaginare, tutto questo? Riuscite a farlo? E se tutto questo da qualche parte esistesse?

Tutto questo da qualche parte esiste, eccome….

Nella striscia di Gaza. Esiste nei blocchi umilianti degli israeliani che impediscono ai palestinesi di raggiungere il lavoro, che non permettono alle merci di raggiungere i mercati, che fanno sì che i prodotti agricoli marciscano bloccati ai valichi dei territori…esiste nei morti che muoiono perchè qualcuno impedisce loro di arrivare in tempo all’ospedale, nel carburante che non arriva alle stazioni di rifornimento, nella pancia della gente che rischia la fame perché non le arriva farina, riso, pane…

E così si va avanti giorno dopo giorno mentre altrove si permette che qualche decina di risoluzioni Onu rimanga carta straccia chiusa in un armadio…

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domenica 9 dicembre 2007

IL MINISTRO MELANDRI E LO SPIRITO OLIMPICO


Piccolo siparietto dal domenicale della televisione generalista italiana. Il ministro Giovanna Melandri “agnus in fabula”, intervistato tra campioni, giornalisti sportivi ed immancabili nani e ballerine dice – cito quasi testualmente - : “Le olimpiadi, da sempre, storicamente, sono state un occasione per portare pace e rispetto dei diritti umani”.

Mi piacerebbe sapere cosa ne penserebbero di un affermazione del genere i parenti delle vittime di Tlatelolco… Anche se dubito che la signora Melandri abbia mai sentito parlare di Tlatelolco..


p.s. Prima di intervenire il ministro aveva detto di voler dire una “rapidissima parola” sulla questione. Forse se fosse stata "ancora più rapida" sarebbe stato meglio. Che pena...Mai fare zapping di domenica pomeriggio.

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sabato 17 novembre 2007

GENOVA, SEI ANNI E MEZZO DOPO



...qué espanto produce el rostro del fascismo
llevan a cabo sus planes con precisión certera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas,
la matanza es un acto de heroísmo....

Victor Jara 1973

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