IMMIGRATI, PER FAVORE NON LASCIATECI SOLI CON GLI ITALIANI!
Su una colonna, a Bologna.
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L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare. (Eduardo Galeano)
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La notizia la conoscete tutti: Gianni Vattimo, il filosofo teorico del pensiero debole è da oggi il primo (e ancora unico fortunatamente!) firmatario di una petizione contro la protesta dei monaci buddisti in Tibet e – nello specifico - contro il presunto “attacco mediatico occidentale” mirante ad occultare (sic!) quanto realmente sta avvenendo in Cina. Attacco mediatico che – secondo l’appello – si configurerebbe come una «versione aggiornata del piano imperialista inglese contro la Cina».
Ma Vattimo sarebbe disposto un domani a fare lo stesso discorso di fronte a un' ipotetica invasione statunitense della teocraticissima – e per nulla democratica – Repubblica islamica dell’Iran?
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Io ci sarò e invito tutti voi a venire. A questo link la scheda del libro. Qui sotto la locandina dell’evento.
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Approfitto di questo spazio per pubblicizzare un’ altra importante iniziativa organizzata da alcune associazioni della Bovisa (Il Centro Culturale Multietnico “La Tenda” – di cui faccio parte - , l' Associazione "Luca Rossi" per l'educazione alla pace e all'amicizia tra i popoli e "Bovisa verde" ) con lo scopo ancora una volta di favorire la convivenza tra cittadini italiani e Rom nel quartiere – malgrado “alleggerimento” dopo “alleggerimento” si faccia, a detta di molti, sempre più imminente lo sgombero “cieco” del campo Rom di via Bovisasca.
Domani sera, 1 aprile infatti, alle 21, presso la Biblioteca Dergano-Bovisa, in via Baldinucci
Per questo motivo siete tutti invitate a partecipare e se lo volete anche a diffondere la notizia.
Qui sotto il pdf della locandina dell’iniziativa.
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Rispetto al suo contenuto, direi che ogni commento è superfluo. Nessuno può scientemente pensare una boiata simile. Questa volta non riesco neanche a credere alla malafede di chi l’ha scritta. E' davvero troppo oltre la soglia del ridicolo. Sono basito. L’unica cosa che mi viene da pensare è come reagire, cosa fare. Ma non cosa fare contro i leghisti, ma per i leghisti. Dobbiamo fare qualcosa per loro. Dobbiamo aiutarli. Dobbiamo tirarli fuori – poveracci - da questo abisso di ignoranza. Davvero non può essere solo malefede.
In fondo lo troveremo pure un qualche buon insegnante di storia che sia in grado di spiegare ai leghisti la differenza tra l’immigrazione e il colonialismo, tra i Padri Pellegrini e i rifugiati del Corno d’Africa, tra il Mayflower e le navi della speranza! Suvvia non perdiamo la speranza!
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Chi scrive - insieme ad altri cittadini del quartiere – era presente e può testimoniare che durante le varie fasi dello sgombero (che sgombero fortunatamente non è stato) non era presente pressoché nessun residente del quartiere favorevole alla rimozione del campo. Erano invece presenti – questo sì – diversi degli abitanti della Bovisa riunitisi responsabilmente la sera prima presso la biblioteca della zona, per trovare soluzioni partecipate e sostenibili al problema della presenza di centinaia di cittadini Rom su un territorio da oltre trent’anni altamente contaminato.
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Le idealizzazioni sono sempre fuorvianti e certamente Zapatero non è la panacea di tutti i mali, né per la Spagna, né per l’Europa, né tantomeno per la sinistra europea sempre più carente di idee e proposte forti. Ma in ogni caso vi immaginereste una cosa simile in Italia? Sarebbero subito spuntati fuori una Lucia Annunziata o un Capezzone qualsiasi a dire di stare attenti “perché così si favorisce Berlusconi”…
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Conobbe il suo trionfo nel giugno del 1986, quando il congresso dell’Internazionale Socialista si tenne proprio a Lima ed egli, per non rovinarsi la festa con i suoi omologhi europei, diede probabilmente carta bianca ai suoi generali per reprimere con la violenza alcune rivolte carcerarie senderiste che avrebbe potuto offuscare il ritorno di immagine del vertice – furono i massacri di El Frontón, Lurigancho e Santa Barbara, i più gravi del suo primo mandato.
Fu a quei tempi, quando per l’opinione pubblica mondiale era l’astro nascente della sinistra sudamericana, che Alan García, per far fronte alla scarsità di latte e al rincaro del suo prezzo nel paese, nazionalizzò la leche Gloria, l’azienda casearia nazionale peruviana, di proprietà della Nestlè (che ovviamente rispose per le rime). Fu una decisione importante e coraggiosa, una delle tante prese dal presidente peruviana in quel primo scorcio del suo mandato, prima che molte sconfitte e ed una corruzione dilagante finissero per ammorbidire la sua politica sino a tornare nei canoni dell’”ortodossia”, in mezzo alla più grande crisi economica recente della storia del Perù. Una fine ingloriosa lontana dalle premesse e dalle aspettative del primo bennio (1985-1987) del suo governo. Quel primo biennio del suo mandato, il cui esperimento eterodosso riuscì a portare effettivi – ancorché effimeri - benefici al Perù (una notevole ripresa economica) e garantì al mandatario peruviano, una stima senza eguali nell’ambito socialdemocratico europeo.
pressoché totale dell’analfabetismo, inclusione sociale. Ma non gode assolutamente, presso gli ambienti bene della socialdemocrazia europea, di un decimo dei favori di cui godeva, con le stesse parole d’ordine, il vecchio Alan Garcìa – ora peraltro trasformatosi in arcicorrotto fondamentalista neoliberale.
E proprio in questi giorni, alla stregua di quel lontano
Ma in ogni caso la sua minaccia, ancora non concretizzatasi, viene vista e descritta da tutti i media internazionali come l’ennesima offensiva statalista e non trova alcun appoggio internazionale fuori dall’America Latina – come del resto tutta la sua politica.
Vent’anni dopo esatti Chávez ha riproposto una manovra simile, benché molto più oculata, (la nazionalizzazione della banca centrale) e l’ha sottoposta però a referendum popolare – dimostrando quindi maggior prudenza dell’Alan García degli anni ottanta. Perso il referendum l’ha accantonata.
Viene da chiedersi: chi dei due è l’estremista, chi il moderato? Chi è il socialdemocratico e chi lo statalista?
Perché la socialdemocrazia che all’epoca sosteneva l’interventismo un po’ disordinato di Alan García oggi si dissocia e si distingue da quello tutto sommato moderato di Chávez? Cosa è successo e cosa è cambiato nel frattempo, nella socialdemocrazia europea? Perché ciò che vent’anni fa appariva riformista e socialdemocratico, oggi viene descritto come massimalista?
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Prima vennero per i comunisti
E io non alzai la voce
Perché non ero un comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici
E io non alzai la voce
Perché non ero un socialdemocratico.
Poi vennero per i sindacalisti
E io non alzai la voce
Perché non ero un sindacalista.
Poi vennero per i ebrei
E io non alzai la voce
Perché non ero un ebreo.
Poi vennero per me
E allora non era rimasto nessuno
Ad alzare la voce per me.
Pastore Martin Niemöller
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A settembre a San Vito lo Capo c’è quella del Cous Cous, a Lariano quella del fungo porcino, ieri a Roma è andata in scena la Sagra del Fariseo. A dir la verità si tratta di una pietanza piuttosto indigesta, e decisamente poco genuina, ma a quanto pare in Italia va per la maggiore. Soprattutto tra le classi dirigenti.
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Non è abbastanza per dichiarare indegno e incompatibile con la vicepresidenza del Senato il rivoltante autore del porcellum, caro presidente della Repubblica?
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Al di là dell’ovvio e sentito disprezzo per coloro che – potendo - spendono così i propri soldi, mi sorprendo a fare strane associazioni di idee. Mi viene in mente, per esempio, che la stessa cifra equivale allo stipendio annuale di un lavoratore boliviano.
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…
Nella striscia di Gaza. Esiste nei blocchi umilianti degli israeliani che impediscono ai palestinesi di raggiungere il lavoro, che non permettono alle merci di raggiungere i mercati, che fanno sì che i prodotti agricoli marciscano bloccati ai valichi dei territori…esiste nei morti che muoiono perchè qualcuno impedisce loro di arrivare in tempo all’ospedale, nel carburante che non arriva alle stazioni di rifornimento, nella pancia della gente che rischia la fame perché non le arriva farina, riso, pane…
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Mi piacerebbe sapere cosa ne penserebbero di un affermazione del genere i parenti delle vittime di Tlatelolco… Anche se dubito che la signora Melandri abbia mai sentito parlare di Tlatelolco..
p.s. Prima di intervenire il ministro aveva detto di voler dire una “rapidissima parola” sulla questione. Forse se fosse stata "ancora più rapida" sarebbe stato meglio. Che pena...Mai fare zapping di domenica pomeriggio.
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...qué espanto produce el rostro del fascismo
llevan a cabo sus planes con precisión certera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas,
la matanza es un acto de heroísmo....
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Camminare domandando
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Se odi l'ipocrisia di chi "sta sempre con la ragione e mai col torto", se credi che la verità sia piu nei dubbi e nelle domande che non nelle risposte, se credi che non è tutto oro ciò che luccica e che questo non è il migliore dei mondi possibili, se aborri tutto cio che è trendy, fashion, glamour, se non hai "preso per buone le verità della televisione", se credi che "ognuno di noi da solo non vale nulla", se non ti sei ancora rassegnato, se odi le pacche sulle spalle e i sorrisetti di circostanza,se odi il cinismo, l'intolleranza e l'arroganza, se viaggi sempre in "direzione ostinata e contraria", se "i tuoi piedi sono il tuo solo bagaglio"...allora rilassati.....qui sei a casa!