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domenica 10 febbraio 2008

ARGENTINA, VERSO UNA SOLUZIONE ALLA CRISI CON IL VATICANO?

Come è ormai noto il Vaticano ha negato il placet al nuovo ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Alberto Iribarne, cattolico fervente ed ex-ministro della giustizia nel governo di Nestor Kirchner. La ragione? Iribarne è divorziato. E quindi sgradito in Vaticano.

In molti, da entrambe le parti dell’oceano – ma suppongo più da questa – hanno considerato l’evento come l’ennesima recrudescenza nella politica intransigente in fatto di morale, da parte del pontificato ratzingeriano, già impegnato in più fronti contro l’aborto, i Pacs, ecc....

Ma si tratta di una spiegazione che non convince. Soprattutto considerando lo status matrimoniale dei politici più coccolati dalla Santa Sede negli ultimi tempi: i vari Fini, Casini, Berlusconi, tutti divorziati e conviventi (seppur tutti, ovviamente, convinti assertori della famiglia tradizionale).

Con buona probabilità quella del Vaticano è una ritorsione per un precedente preciso. Nel 2005 Kirchner desitituì il cappellano militare Baseotto. Baseotto personaggio dalla storia sinistra, tre anni fa disse che a suo parere il ministro Ginés González García – che si era pronunciato a favore dell’aborto – era da “tirar al mar atado a una piedra” (tr. “gettare a mare legato a una pietra”). Una frase che in Argentina è “impronunciabile” e che dimostra insensibilità e disprezzo per la sofferenza di migliaia di madri, padri, fratelli, figli delle persone fatte sparire durante l’ultima dittatura militare.

Kirchner chiese al Vaticano il ritiro di Baseotto. La Santa Sede e la Conferenza Episcopale argentina inizialmente temporeggiarono poi presero le difese del vescovo apologeta dei crimini della dittatura. Allora il governo argentino unilateralmente lo ricusò, provocando un conflitto con il Vaticano.

Un conflitto che è continuato latente in seguito, ma che evidentemente preoccupa non poco il governo di Buenos Aires, data l’enorme influenza che la Chiesa Cattolica (intesa come gerarchia e non come chiesa di base) ha ancora in Argentina e che può, all’occorrenza, veicolare in funzione anti-governativa. Esiste perlomeno un precedente illuminante.

L’anno scorso nella provincia di Misiones, profondo Nord del paese al confine con il Paraguay, il governatore Carlos Eduardo Rovira, fedele kirchnerista, propose una revisione della carta costituzionale della regione per poter essere rieletto indefinitamente – in maniera simile a quanto proposto da Chávez in Venezuela. Secondo molti si trattò di un test su scala regionale per sondare l’impatto sull’opinione pubblica di una analoga manovra su scala nazionale, (volta a permettere la ricandidatura indefinita di Kirchner). A guidare il fronte del No, contro la proposta del governatore fu Joaquín Piña, vescovo emerito di Puerto Iguazu, che diede vita a un vero e proprio movimento “politico”, il Frente Unidos por la Dignidad. E vinse, facendo ottenere al no un vantaggio in termini di voti del 13%.

Si trattava di una rivendicazione – quella di mantenere un tetto massimo di due legislature alla ricandidatura del governatore – assolutamente condivisibile, ma che nondimeno mostrò la capacità d’intervento nella sfera politica argentina da parte delle gerarchie cattoliche e che quindi spiega perfettamente la ricerca da parte del governo di Buenos Aires, di una via d’uscita “pacifica” dal contenzioso. Evitando così, dopo gli anni del gelo diplomatico dell’amministrazione Kirchner, l’escalation di uno scontro frontale.

Il difficile rapporto dell’oficialismo kirchnerista con la Chiesa cattolica è peraltro dimostrato da un altro caso recente che riguarda addirittura la roccaforte della coppia presidenziale, la patagonica provincia di Santa Cruz, vero trampolino di lancio dell’ex presidente (lì è stato in passato governatore per 12 anni, essendo riuscito ad abolire il famoso limite di due mandati alla ricandidatura). Anche qui un movimento contro il governatore kirchnerista locale Daniel Peralta - per chiedere salari più equi per i maestri della regione - è stato guidato da un vescovo Juan Carlos Romanín ed ha rischiato di influenzare le elezioni regionali – tenutasi ad ottobre in concomitanza delle elezioni presidenziali, con la riconferma dello stesso Peralta.

Si tratta di personaggi diversi e non raggruppabili in un unico calderone. Romanín o Piña non possono essere accostati al “videliano” Baseotto o all’eminenza grigia Bergoglio, o Martín de Elizalde e cosi via. Ma quel che è certo è che di fronte a questi precedenti, il governo argentino, che pure ha osato sfidare frontalmente la Chiesa nel caso di Baseotto, si trova a dover correre ai ripari e a cercare una mediazione che gli salvi la faccia, ma che al contempo permetta di non aggravare i rapporti con la Conferenza Episcopale argentina ed il Vaticano.


P.s. Un’ultima considerazione non lusinghiera nei confronti del Vaticano. Se la santa Sede ha mostrato subito le sue rimostranze nei confronti dell’ambasciatore divorziato, a 3 mesi dalla condanna, non si è ancora espressa sul caso dell’ex-cappellano militare Christian Von Wernich, colpevole dimostrato – preme ricordarlo – di 7 omicidi, 31 casi di tortura e 42 sequestri durante la dittatura di Videla & soci. Dopo un primo imbarazzante comunicato di basso profilo dal tono salomonico-cerchiobottista, da parte della Conferenza Episcopale argentina (per voce del vescovo Martín de Elizalde), la Chiesa non ha più ritenuto necessario pronunciarsi sulla questione, né punire il sanguinario cappellano. Il che significa che, per il Vaticano, Von Wernich, pur con la sua non invidiabile fedina penale, può continuare ad essere sacerdote nel pieno delle sue funzioni, senza temere alcunchè dal diritto canonico. Con buona pace delle sue vittime. Qualcosa fa pensare che se in Sudamerica la Chiesa non sostiene più dittatori sanguinari e tiranni non è perché sia cambiata, ma perché ad essere cambiato è lo stesso Sudamerica.


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lunedì 21 gennaio 2008

LA SAGRA DEL FARISEO

A settembre a San Vito lo Capo c’è quella del Cous Cous, a Lariano quella del fungo porcino, ieri a Roma è andata in scena la Sagra del Fariseo. A dir la verità si tratta di una pietanza piuttosto indigesta, e decisamente poco genuina, ma a quanto pare in Italia va per la maggiore. Soprattutto tra le classi dirigenti.

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mercoledì 16 gennaio 2008

LEZIONI DI DEMOCRAZIA


In una "zerbinosissima" intervista al "generalissimo" Mons. Bagnasco, andata in onda questa sera sul sempre libero ed indipendente - come da ferrea e riottesca tradizione anglosassone - Tg1, l'attuale presidente della Cei ha parlato di atto "anti-democratico" rispetto alle annunciate contestazioni contro la visita di Ratzinger all'università la Sapienza, che hanno causato, come noto, la rinuncia del pontefice ad inaugurare l'anno accademico dell'ateneo romano.

Si può ovviamente discutere a lungo sull'opportunità o meno delle contestazioni. Quello che però è sicuramente fuori discussione è che il Vaticano (nella persona di Ratzinger, Ruini, Bagnasco, Bertone o chi per loro), unico paese non democratico dell'intera Europa, possa dare lezioni di democrazia a chicchessia.

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sabato 12 gennaio 2008

IL PAPA DELLE SMENTITE

E così ieri in giornata è arrivata anche la smentita dell’ultima uscita di Papa Ratzinger. Come fa notare Padellaro sull’Unità, per qualche insondabile miracolo della fede Roma nel giro di una notte è passata da capitale del degrado a città “bella e accogliente”.


Ricapitoliamo: in principio fu la retromarcia su Ratisbona e Michele Paleologo, poi venne la boutade sul cattolicesimo mai imposto con la forza nelle Americhe (con affettuosa censura dei nostri media e nuova prevedibile palinodia), infine la sparata sul degrado romano – del quale sicuramente Papa Ratzinger è un fine conoscitore, dal momento che, come tutti sanno, passa la sue giornate girando per le borgate ed informandosi in prima persona dei loro problemi … Insomma Ratzinger dovunque va, fa danno. Qualunque cosa dice è fuori luogo.

Ma di che stupirsi? Ratzinger pensa e ragiona con un armamentario teologico, sociale e religioso fermo a cinquant’anni fa e largamente preconcilare. Ma negli ultimi cinquant’anni l’opinione pubblica mondiale (anche cattolica) è largamente maturata e - malgrado la devastante controriforma in atto da un trentennio nella Chiesa cattolica – ha recepito e fatto sue le innovazioni del Concilio Vaticano II. In quest’ottica è ovvio che qualunque dichiarazione di Ratzinger non possa che apparire distonica, fuori luogo e desueta.

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lunedì 19 novembre 2007

CASO BREGANTINI - SE LA 'NDRANGHETA E' PIU' FORTE DELLA CHIESA

Promoveatur ut amoveatur. Promuovere per rimuovere ed allontanare. E’ questa la formula che la Chiesa utilizza (non solo la Chiesa certo, ma troppo spesso la Chiesa) per “liberarsi” di alcune sue voci molto illuminate se diventano troppo scomode. Una strategia che la Chiesa ha applicato innumerevoli volte, dall’Italia al Sudamerica, alternandola con l’altro espediente di successo di accettare le formali dimissioni di vescovi e prelati per “sopraggiunti limiti di età”, per congedarli anticipatamente dal loro incarico (si vedano al proposito i casi di Bettazzi o Camara).

Alla luce di questa consuetudine è oggettivamente difficile considerare in una prospettiva diversa da quella della rimozione, l’insperata “promozione” del vescovo di Locri Giancarlo Bregantini alla carica di arcivescovo metropolita di Campobasso (che tra l’altro è dubbia anche come promozione, dato che l’arcidiocesi di Campobasso, per quanto più prestigiosa, ha un bacino di fedeli più piccolo di quella di Locri).
Ma quandanche si volesse trovare una spiegazione differente dall’”amoveatur” – per esempio un desiderio di protezione nei confronti di un personaggio nel mirino delle organizzazioni malavitose – non si può non porsi il problema dei valori simbolici che una tale decisione reca con sè. Non si può cioè non farsi prendere dal sospetto di un cedimento alla logica ricattatoria della mafia, al gioco al rialzo proprio delle cosche.

Trentino d’origine, Giancarlo Bregantini era stato nominato vescovo di Locri nel 1994. E sin da subito aveva dimostrato di che pasta fosse fatto. Malgrado le intimidazioni, per prima cosa aveva fatto distribuire in tutte le parrocchie della diocesi una lista con i nomi dei 263 morti degli ultimi dieci anni. Quindi un libro di preghiere in sfida alla mafia. Ed aveva cominciato, senza mai tirarsi indietro, a tuonare contro gli orrori della ‘ndrangheta e soprattutto - cosa non da poco in certi contesti – a chiamarla con il suo nome. Era arrivato addirittura a chiedere la scomunica per i malavitosi – ma la Chiesa aveva nicchiato, più propensa a utilizzare quest’ultima ratio solo per quelle questioni (bio)etiche che ha scelto come campo privilegiato, quando non unico, del suo intervento nella vita pubblica.
Non lo aveva spaventato neppure l’escalation degli ultimi tempi, l’omicidio Fortugno e il clima di patente impunità e di trasversale collusione. Forse sull’esempio di Libera di Don Ciotti, Bregantini aveva fondato la Cooperativa Valle del Buon Amico con l’intento di riutilizzare le terre confiscate alla criminalità organizzata per sviluppare progetti agricoli “virtuosi,” sottratti al controllo delle organizzazioni della ‘ndrangheta . In breve tempo la Cooperativa Valle del Buon amico era diventata la realtà agricola più importante dell’intera Calabria. Ed era stata fatta prevedibilmente oggetto di intimidazioni ed attacchi di stampo mafioso.
Ma anche in quel caso il coraggioso vescovo di origine trentina non si era tirato indietro ed anzi aveva rincarato la dose contro la criminalità organizzata della regione del Sud italia.
Le associazioni contro la mafia, prima fra tutte “Ammazzateci tutti”, l’associazione che fa a capo ai ragazzi di Locri, l’avevano scelto come guida spirituale e voce autorevole nella lotta alla malavita.
Rumores di un suo trasferimento si erano già avuti in passato, ma erano sembrati privi di fondamento. Fino a che, fulmine a ciel sereno, non è arrivata la notizia del “prestigioso” trasferimento.

L’ovvia domanda che viene ora da porsi è a chi giovi una tale manovra, invisa persino al beneficiario stesso della presunta promozione, che ha anzi affermato di lasciare Locri con dolore.
Soprattutto viene da chiedersi quale sia il segnale che una tale decisione possa lanciare in una terra straziata dal cancro di una malavita annidata in tutti i gangli della vita pubblica. Una terra che vive una crisi politica quasi irreversibile, dominata da trasformismo e da clientelarismo diffusi e che ha più o meno tacitamente e consapevolmente fatto propria la prospettiva “lunardiana” del convivere con la mafia.
In mezzo a tutto questo, la voce di Bregantini era una voce forte che non si accontentava dei borbottii e delle condanne di circostanza dei più. Forse era l’unica voce autorevole nella chiesa che avesse fatto davvero proprio il duro monito lanciato a Palermo contro i mafiosi da Giovanni Paolo II, quasi quindici anni fa, al grido “Convertitevi”. La Chiesa che tutto fagocita e tutto rende inoffensivo, come ai tempi di S.Francesco ed Innocenzo III, sembra già aver vanificato dietro al clamore di tanti “santo subito” anche quella presa di posizione, che tra tante iniziative discutibili del defunto pontefice, era stata invece più che meritoria.

C’è poi un’ulteriore possibile chiave di lettura della vicenda, che viene azzardata in questi giorni dalla prestigiosa agenzia di stampa cattolica “Adista” e che può servire a integrare quella di un semplice cedimento alle minacce della mafia. All’interno di una chiesa sempre più “normalizzata” dall’intervento di Ruini & soci, la voce di Brigantini appariva come una voce difforme e progressista. Pur senza mai esasperare i toni, l’ormai ex-vescovo della Locride si era aperto al dialogo con le realtà critiche nei confronti della Chiesa, aveva preso posizioni esplicite contro la guerra in Iraq ed aveva addirittura firmato, anni fa’, un documento di Pax Christi che chiedeva la smilitarizzazione dei cappellani militari – un po’ come sosteneva Don Lorenzo Milani ormai quarant’anni fa. Inoltre Bregantini aveva più volte affermato che la Chiesa doveva mettere la questione della legalità e dei problemi del Mezzogiorno al centro della propria agenda. Come dire che probabilmente la situazione era da tempo tesa e che forse sola ora si è deciso per un provvedimento che, sotto le vesti di una lusinga, serve a neutralizzare e a circoscrivere l’operato di un personaggio scomodo.

Un piccolo appunto per chiudere: qualche tempo fa era giunta nella Locride una piccola suora, ai più sconosciuta, per collaborare con i progetti di Monsignor Bregantini. Si chiama Carolina Iavazzo ed era stata a lungo il più importante sostegno dell’attività pastorale di Don Pino Puglisi al Brancaccio. Poi consumatasi la tragedia che tutti conosciamo, era rimasta sola e soltanto tempo dopo era riuscita a farsi trasferire nella Locride presso Bregantini e a riannodare, in un altro contesto, i fili di un lavoro interrotto bruscamente da alcune pallottole in una calda giornata di settembre del 1993. Ora, purtroppo, Carolina sarà di nuovo sola e lei - come molti altri in quelle terre - dovranno ricominciare un’altra volta tutto da capo.

Articolo scritto per la rivista on-line Fusi Orari.

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domenica 23 settembre 2007

SEMPRE MENO SANTO


A Buenos Aires da qualche tempo si sta celebrando il processo contro il capellano militare Christian Von Wernich, accusato di collaborazione con i torturatori della giunta militare di Videla e soci. E’ cosi che da una deposizione del premio Nobel Adolfo Perez Esquivel veniamo a conoscenza di un episodio a dir poco raccapricciante: l’udienza papale ottenuta nel 1981 dallo stesso Equivel, in cui il premio Nobel portò a Giovanni Paolo II un dossier redatto dalle Madres de Plaza de Mayo, che documentava il caso di 84 bambini desaparecidos. L’intenzione era ovviamente quella di chiedere un impegno da parte della Chiesa per il rispetto dei diritti umani in Argentina.
Ma il Papa, dopo aver letto il dossier, non trovò niente di meglio che dire ad Esquivel che doveva occuparsi di più «dei bambini dei paesi comunisti». 84 bambini deportati da una giunta militare brutale, non facevano nè caldo nè freddo al presunto vicario di Cristo in terra.


C’è forse ancora qualcuno disposto a gridare «santo subito»?


(Sullo stesso argomento, leggi anche questo articolo di qualche mese fa’).

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venerdì 20 aprile 2007

L'ITALIA VISTA DALLA REPUBBLICA CECA

Qualche giorno fa ho conosciuto una ragazza della Repubblica Ceca, in Italia per motivi di studio. Dopo una po’ di conversazione, a sorpresa, ha chiesto a me e ad alcuni miei amici se eravamo credenti. Ognuno di noi ha dato la sua risposta.
«Ve l’ho chiesto» ci ha spiegato poi «perché a me sembra che tutti gli italiani credano nel Papa, ma che nessuno creda in Dio».


Più chiaro di così…

lunedì 16 aprile 2007

TEMPI BUI PER I FAUTORI DELLO SCONTRO DI CIVILTA'

Brutte notizie per i teorici dello scontro di civiltà…L’altro ieri ad Ankara centinaia di migliaia di persone hanno sfilato per la laicità dello stato e contro la rielezione del premier filo-islamico Erdogan.


Con il dovuto senso del relativo fa sorridere che in Italia – dove è in atto parimenti una minaccia, seppur più blanda, alla laicità dello stato – non siano scese in piazza neanche un quinto delle persone presenti a quel corteo.

Davvero tempi bui quindi per chi continua a ripeterci che con “quelli là” non ci può essere dialogo, che sono tutti integralisti e che il mondo islamico in toto (quasi fosse il monolito di 2001 Odissea nello Spazio) è indietro di cinquecento anni rispetto a noi…

martedì 3 aprile 2007

SANTO MAI. PAPA WOJTYLA E L'AMERICA LATINA

Nel chiudere la prima fase della causa di beatificazione di Papa Wojtyla, il cardinal Camillo “Eminence” Ruini ha adotto come motivi della richiesta di canonizzazione, la grande difesa della vita e della libertà da parte del defunto pontefice.
Belle parole certo e che sortiscono il loro effetto.
Ma di quale vita e quale libertà parla Ruini?

Forse della vita e della libertà delle migliaia di cileni uccisi, imprigionati, torturati, straziati dalla polizia di Munuel Contreras al servizio del sanguinario generale Augusto Pinochet, a fianco del quale Wojtyla si fece fotografare al balcone della Moneda?

«E l’uomo bianco scese dal cielo/ ma era al di là delle barricate/ E l’uomo in bianco vide la morte / Ma era al di là delle barricate» cantavano i Liftiba quasi vent’anni fa, quando Giovanni Paolo II in visita a Santiago si limitava a vaghi auspici di una democratizzazione del Cile e solidarizzava con la giunta militare – più tardi avrebbe espresso solidarietà al "povero" Pinochet, inquisito nel 1998 dal giudice spagnolo Baltasar Garzón.

O forse quella dei trentamila desaparecidos argentini, gettati a morire nel Rio de la Plata o nello Stretto di Magellano, mentre la Chiesa cattolica andava a braccetto con la dittatura fascista di Videla e Massera, di cui il nunzio apostolico Pio Laghi (alla morte di Wojtyla considerato nientemeno che quinto elemento papabile) era addirittura intimo sodale e compagno di tante partite di tennis?

O forse ancora quella delle centinaia di preti (!) guatemaltechi uccisi negli anni della dittatura di Ríos Montt, che la Chiesa Cattolica fece finta di non vedere per ottenere l’appoggio di Washington e di Reagan nella lotta contro i regimi comunisti dell’Est?

Oppure quella delle centinaia di vittime degli squadroni della morte del generale D’Aubisson in Salvador (il cui motto era Haga patria, mate un cura cioè «Sii patriottico, ammazza un prete»), proprio quelli che Oscar Romero aveva documentato in un voluminoso dossier che portò a Roma dal pontefice, poco prima di essere barbaramente ucciso nel 1980, sentendosi rispondere soltanto che non doveva inimicarsi il governo salvadoregno?

O ancora quella delle migliaia di cittadini nicaraguesi uccisi dalle contras che la banca vaticana finanziava attraverso il discutibile e discusso banchiere Marcinkus, a cui il nostro caro papa accordò sempre fiducia fino al 1989, malgrado tutti i sospetti di coinvolgimento nell’omicidio Calvi e nel caso Sindona?

L’elenco potrebbe continuare a lungo. Ma la questione è una sola: lo vogliamo riconoscere una volta per tutte che Wojtyla, almeno per la prima meta del suo pontificato, è stato se non complice perlomeno compiacente nei confronti di alcuni dei peggiori criminali e massacratori dell’ ultimo quarto del secolo scorso?
Debole con i potenti e potente con i deboli Wojtyla strinse la mano ad Augusto Pinochet Ugarte, il più grande criminale della storia dell’America Latina e puntò invece l’indice contro il religioso Ernesto Cardenal, perché in nome di quel Cristo in cui credeva, aveva ritenuto giusto sostenere la rivoluzione sandinista e le sue prospettive di democrazia e giustizia sociale per milioni di nicaraguesi.

Certo dopo la caduta del muro di Berlino Wojtyla in parte cambiò, si rabbonì, disse anche parole coraggiose contro la mafia o la guerra in Iraq. Fece passi avanti verso l’ecumenismo e il dialogo tra le religioni, pur continuando nella sua politica di controriforma del Concilio Vaticano II, attraverso l’accentramento e il rafforzamento del potere del pontificato e la repressione di ogni dissenso o critica interna. Ma quelle pagine tremende di appoggio a dittature spietate e sanguinarie non si possono cancellare certo con un colpo di spugna.

E a voi tutto questo sembra in odore di santità?

venerdì 30 marzo 2007

UNO, NESSUNO, CENTOMILA ISLAM (E CRISTIANESIMI)

Ieri sera Anno Zero di Santoro ha dedicato una puntata al problema della violenza sulle donne islamiche (e non solo). L’ha fatto senza ideologismi e schematismi, raccontandone la quotidiana sofferenza senza alzare inutili barricate e steccati.
E ha riproposto una questione di non poco conto: quella dei cittadini musulmani moderati – l’espressione è bruttissima, lo so, e la utilizzo solo perché indicativa - coloro che lottano tutti i giorni per il rispetto dei diritti delle donne nel mondo mussulmano, per un Islam meno pervasivo e più laico ecc…
In Italia (e non solo) tutti costoro sono stretti tra due fuochi. Da un parte l’avversario interno spesso crudele, l’islam tradizionalista ed oscurantista, a volte anche confuso o improvvisato teologicamente, ma comunque brutalmente repressivo e patriarcale. Dall’altra l’ avversario esterno: la visione propria di molta parte degli italiani (non solo elettori della Lega) che considera il mondo islamico come un tutt’uno uniforme da rifiutare a priori, perché inferiore, perché indietro cinquecento anni rispetto alle nostre (presunte) conquiste e così via…
A ciò si aggiunge l’indifferenza di gran parte della sinistra, quella che con la scusa di un presunto rispetto delle culture altre si disinteressa dei veri problemi dei cittadini arabi in Italia, che magari s’indigna per la continua apertura di scuole confessionali cattoliche ma brinda invece all’esistenza di scuole confessionali islamiche e di tutti gli altri ghetti possibili (…ad essi in ogni caso fa da contraltare l’atteggiamento opposto di chi trova scandalosa l’apertura di una sparuta scuola islamica ed intanto finanzia a man bassa quelle cattoliche…).
Tutte queste concezioni malgrado i diversi assunti di partenza portano allo scontro di civiltà. Il considerare sempre le varie culture o religioni come qualcosa di monolitico, come delle monadi e non come dei mondi plurali e molecolari attraversati da continue dinamiche dialettiche porta allo scontro di civiltà. Anche quando a volte è mascherato da dialogo ed animato da buone intenzioni. Il problema peraltro non riguarda solo l’Islam. Ha riguardato e continua a riguardare anche la chiesa cattolica, anch’essa stretta tra la deriva intollerante di Ratzinger&Ruini che vorrebbe mettere fine ad ogni dissenso che sia relativo a questione dottrinarie o più mondanamente a Dico&coppie di fatto, e i fumi di un (purtroppo sempre esistente) pregiudizio anticlericale che porta alcuni a omologare e rifiutare tutto il mondo cattolico in blocco, come se questo fosse lo stesso in Vaticano o a Barbiana, a Washington o a Korogocho, a San Giovanni Rotondo o all’Isolotto.

sabato 24 marzo 2007

IL DOVERE DI UN CATTOLICO

Apprendo da un articolo sull’Unità che sul sito dell’incriminato (ma non troppo) Prosperini si possono vedere gli eccelsi filmati della sua televisione on-line nei quali l’assessore ai giovani della Regione Lombardia esprime, sempre con il consueto garbo, le sue opinioni sui fatti salienti dell’attualità nostrana. Nella puntata di lunedì scorso, dal titolo «Rispettiamo il Papa» il nostro, parlando di un manifestante che al recente corteo in favore dei Dico portava un cartello contro Ratzinger, si esprimeva così: «Uno sporcaccione maledetto che andava preso a bastonate per una settimana». E ancora: «Dargli due pappine sulla faccia mi sembrava una cosa normale, il gesto che qualsiasi cattolico dovesse fare...»
Menomale che c’è Prosperini a ricordarci qual è il dovere di un cattolico – visto che di questi tempi non la fa nessuno…Anche se a me personalmente le sue parole ricordano più che altro ciò che dicevano del proprio figlio i genitori di Virgil, il protagonista di Prendi i soldi e scappa di Woody Allen: «Se nostro figlio era credente? Certo gli abbiamo insegnato il Vangelo a bastonate!» Ora io non ricordo nel Vangelo che come tutti ho letto ampiamente da bambino e poi da adolescente/adulto alcun riferimento esecrante nei confronti dell’omosessualità , dei diritti delle coppie di fatto, e neppure del diritto di criticare il pontefice. Al contrario il Vangelo mi risulta pieno di esortazioni ad amare il proprio nemico (quandanche sotto le vesti di avversario politico) e a non commettere atti di violenza nei confronti di nessuno. Ma tutto questo ovviamente non interessa al Papa dalla scomunica facile, che preferisce giustamente prendersela con la Teologia della Liberazione che tanto ha fatto per il progresso dell'America Latina, piuttosto che con i nazisti di casa nostra. Amen.

mercoledì 7 marzo 2007

OSSIMORO VATICANO

Qui lo dico e non lo nego: che un ordinario militare (che possiede in quanto ordinario le stellette di generale di corpo d’armata) sia eletto presidente della Cei, quindi che sia ai vertici della Chiesa Italiana, è quantomeno un ossimoro. Oltrechè uno scandalo e un oltraggio al Vangelo, per chi crede. Se S. Pietro rinnegò tre volte Gesu Cristo prima che il gallo cantasse, Bagnasco lo rinnega tutti i giorni, portando su di sé quella carica infame, contraria allo spirito del Vangelo…


Ah Don Lorenzo milani, ci fossi ancora tu ad esecrare questa Chiesa preconciliare, reazionaria e (diciamocela tutta) anche un po’ anti-evangelica…

lunedì 25 dicembre 2006

CARITA' CRISTIANA E SPIRITO NATALIZIO

domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa perché d'un suicida
non hanno pietà

domani Michè
nella terra bagnata sarà
e qualcuno una croce col nome la data
su lui pianterà
e qualcuno una croce col nome e la data
su lui pianterà

Fabrizio de Andrè

(da la La Ballata del Michè, 1967)


A Pier Giorgio Welby

(che comunque non è neppure suicida...)

mercoledì 12 ottobre 2005

MARCHETTE MILIARDARIE

Il fatto è tristamente noto a tutti. Con la finanziaria attualmente in via di approvazione in Parlamento, lo stato eliminerà l’Ici da tutte le proprietà della Chiesa.

Un regalo alla Santa Sede quantificato sui 300 miloni di euro all’anno. E non è tutto. Con un aberrazione legislativa (purtroppo non rara di questi tempi, caratterizzati non solo dalla contabilità creativa ma anche dalla “legiferazione creativa”), la norma sarà retroattiva, con tanto di simpatico rimborso miliardario per il Vaticano.

Il tutto contestualmente ai tagli agli enti locali, ai servizi pubblici, e a cultura e spettacolo.

(Secondo calcoli precisi, l’ammontare intero delle regalie alla Chiesa sarebbe il corrispettivo dei tagli previsti per Agis, enti lirici, e mondo dello spettacolo in generale. Tagli che, ricordiamo, mettono in forse la presenza nei prossimi anni del Festival di Venezia o della stagione lirica della Scala…)

Ma fin qui sembra quasi superfluo indignarsi. Siamo in campagna elettorale e il Polo deve sfondare al centro. Per andare sul sicuro, perché non “comprare” direttamente - senza tergiversare - il voto dell’elettorato cattolico ?

Ciò che scandalizza di più, in questa vicenda, è il silenzio della Chiesa nei confronti di questa gigantesca e infame marchettona. Una chiesa che mai come in questi tempi è sembrata “volare alto” dibattendo dei massimi sistemi e dissertando di bioetica e diritto alla vita, di valori e di lotta al relativismo, ma che in questa occasione invece incassa zitta zitta il “mazzettone statale”, dimenticandosi completamente della sua sbandierata alta missione spirituale.

Non una voce - di quelle autorevoli perlomeno - si è per ora levata per difendere la dignità dell’istituzione cattolica di fronte a questo plateale tentativo di corruzione, di fronte a questi “trenta denari” dello stato. Non una voce per ora ha ricordato che Gesù i mercanti gli ha cacciati dal tempio, invece di fare affari con loro!

Più di 700 anni fa Dante nel XXXI canto del Purgatorio definiva la Chiesa “puttana sciolta” e auspicava una sua spiritualizzazione e un suo ritorno alla povertà e alla serietà delle origini. Che qui, come in mille altri campi, la lezione del Padre della lingua italiana, sia ancora valida?

P.S. Con tutto il rispetto per i missionari, i preti-operai e “di strada” che – in barba al Vaticano, a Ratzinger e a Ruini - testimoniano ogni giorno, attraverso il loro operare, una fede che non è mai rassegnazione e accondiscendenza verso i potenti, ma impegno, solidarietà e spirito di giustizia.

sabato 10 settembre 2005

PISANU, LE SCUOLE ISLAMICHE E L’IPOCRISIA DEI CATTOLICI FOLGORATI SULLA VIA DI RIMINI

Il fatto: una scuola islamica di Milano in via Quaranta è stata chiusa per inagibilità e pericolosità della struttura. Fin qui niente di insolito; cose che succedono spesso, anche se, dato l’orientamento politico della giunta milanese possono destare sospetto.
Ma questa volta c’è qualcosa di più. Il ministro degli Interni Pisanu infatti - in inquietante concomitanza con una serie di arbitriare espulsioni di extracomunitari sospettati di fiancheggiare il terrrorismo internazionale – si è concesso il lusso di chiosare sulla notizia affermando di essere “contrario a qualsiasi forma di educazione parallela che servirebbe solo a ghettizzare gli islamici in Italia, a farne una enclave nel nostro territorio".
Apparentemente potrebbe sembrare semplicemente uno dei soliti discorsi a Pera che tanto vanno di moda tra gli esponenti del centrodestra in questo periodo (Pera con la P maiuscola ovviamente, in palese riferimento al nostro simpatico Presidente del Senato, sempre prodigo di pensierini bonariamente nazisti sull’importanza della razza pura e sul pericolo del meticciato).
Ma forse quest’intervento del ministro forza-italiota merita qualche riflessione in più. Qualche parola in più sulla doppia morale di questa strana nuova categoria di sedicenti cattolici, di cattolici folgorati sulla via di Rimini, che sta imperversando nel nostro paese.
Già perchè sorprende, se non indigna, che un esponente dell’unico governo che nell’intera storia della Repubblica abbia stornato una consistente quantità di soldi dal bilancio pubblico per indirizzarli verso le scuole confessionali cattoliche, dichiari di essere “contrario a qualsiasi forma di educazione parallela”. Ma i vari S. Carlo e Leone XIII cos'altro sono se non una forma di educazione parallela al sistema scolastico statale?
Con che coraggio il ministro Pisanu può permettersi di affermare che “I bambini islamici devono andare nelle scuole statali” quando il governo di cui fa parte fa di tutto perchè i bambini italiani vadano in quegli “indottrinifici” ciellini che sono le scuole cattoliche?


Da queste parti – lo confessiamo - siamo abbastanza laicisti e statalisti. Crediamo infatti che qualunque scuola non statale, ma ispirata ad un qualsiasi particolare orientamento cultuale (cattolico, islamico, confindustriale che sia) non possa far altro che fomentare divisioni e configurarsi come un pericoloso ostacolo verso una società genuinamente multietnica e solidale.
Essendo però anche convintamente democratici, sappiamo che non è possibile proibire nessuna di queste varie scuole confessionali presenti nel paese, purchè tutte agiscano nel rispetto di quel dimenticato e pluri-infranto articolo della costituzione che parla di assenza di “oneri per lo stato”. E chiarito questo appare ovvio che non è possibile stabilire diversi pesi e diversi misure per i differenti culti.


Ma d’altronde non ci si può stupire. Nel paese del Concordato e del Vaticano, dei referendum che non raggiungono il quorum per ingerenza papale, è superfluo sorprendersi se un culto viene favorito rispetto agli altri, se fra tra i tanti si verifica anche un conflitto di interessi religioso. Nel paese di 50 anni di dominio democristiano, vince chi dimostra più piaggeria nei confronti del cupolone romano.
Cosa importa se si debba rendere omaggio a un “beato” franchista, sconfessare il proprio passato di mangiapreti, riempire l’etere di Roma di onde inquinanti, comprare il Vaticano con regalie alle scuole cielline? Tutto fa brodo e l’ipocrisia paga.


E così alla fine, in tempi di scontro di civiltà, per qualunque cattolico di comodo dell’ultim’ora o qualunque democristiano "di ritorno" risulta pìu facile e conveniente trovare una qualche demagogica pagliuzza negli occhi del primo centro islamico che capita a tiro, piuttosto che riconoscere le centomila travi dell’ingerenza vaticana sulla vita del Bel Paese.

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