mercoledì 30 gennaio 2008

COLOMBIA, IL PAESE DELL'ECCESSO E DELL'"INDIGNAZIONE A SENSO UNICO"

Diverse strane notizie arrivano in questi giorni dalla Colombia, mentre proseguono le schermaglie sul dopo rilascio degli ostaggi tra Chàvez e Uribe. Quest’ultimo, fresco protagonista di una tournee trionfale in Europa (dove ha incassato il no di Zapatero e Solanas alla rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche delle Farc), ha appena ordinato una rischiosa manovra di accerchiamento militare delle zone nelle quali si troverebbe la maggiorparte degli ostaggi sequestrati dalla guerriglia. Manovra che non ha, ovviamente, trovato molto consenso tra i familiari degli stessi ostaggi.
Nel frattempo alla periferia di Bogotà è scoppiata una bomba vicino ad una caserma lasciando una decina di feriti ed un aereo, che avrebbe dovuto trasportare da Medellin a Bogotà Mancuso, il leader delle discioltesi e non discioltesi Autodefensas Unidas de Colombia (leggasi i paramilitari), per testimoniare in un processo nell’ambito dello scandalo della Parapolitica – lo scandalo che ha scoperchiato il pentolone dei molteplici intrecci tra politica, paramilitarismo e narcotraffico colombiano – non è decollato “per ragioni di sicurezza” – effettivamente con un personaggio di quel tipo a bordo di sicurezza non ce n’è mai abbastanza…

Ma la notizia più importante riguarda la denuncia-choc fatta lo scorso dicembre alla procura di Ocana (dipartimento del Norte de Santander) – riportata dalla puntuale rivista “Semana” –da parte di Alexander Rodriguez Sanchez, ex-sergente di stanza nella regione - 17 anni di carriera alle spalle. Sanchez racconta di aver assistito all’uccisione di svariati civili, tutti camuffati, una volta morti da guerriglieri delle Farc o dell’Eln. Una pratica che secondo lo stesso Sanchez sarebbe comune nell’esercito colombiano e che verrebbe premiata – quando le operazioni “vanno bene”, cioè comportano un certo saldo di vittime – con tanto di licenza di 5 giorni.
Il giudice incaricato di indagare sul caso, il generale Joaquin Cortes – questo genere di cause non varca i confini della giustizia militare (sic!) - si è subito premurato di dire ai microfoni di Caracol Tv , che il sergente Sanchez ha accumulato in passato mancanze disciplinari e debiti non rimborsati. Ma è un dato di fatto che la denuncia di Sanchez collima con quella di diverse Ong, che segnalano almeno 19 uccisioni di civili nella zona in cui opera la divisione (la 15esima Brigata Mobile) dell’ex-sergente e affermano che la macabra pratica non si limiterebbe solo alla regione del Norte de Santander. Notizie che rendono ancora più tangibili i retroscena inquietanti della “guerra al terrorismo”condotta dall’esercito colombiano, con l’ausilio di uomini e mezzi Usa.

Purtroppo la notizia non sembra aver avuto molto peso e difficilmente potrà aprire uno spiraglio di verità sui crimini commessi dall’esercito colombiano e dai gruppi paramilitari, fintamente smobilitati con La Ley de Justicia y Paz del 2006 e di fatto reintegrati nella società civile e regolarizzati. Nulla peraltro sembra smuovere la società colombiana e l’opinione pubblica internazionale (con molti distinguo ovviamente) da quell’”indignazione a senso unico” che colpisce sempre ed unicamente le Farc - complice il sequestro eccellente di Ingrid Betancourt - e tralascia invece le enormi violazioni dei diritti umani nell’altro campo. Se il fanatismo di alcuni apologeti dell’anacronistico movimento di guerriglia di Marulanda rasenta spesso il patetico, l’incuranza (che a volte sfocia nel negazionismo) sui crimini (para)governativi è funzionale ad una visione distorta del conflitto colombiano che non permette alcuna via d’uscita, proprio perché esclude il riconoscimento dei gruppi guerriglieri come parte belligerante, prima e fondamentale mossa per giungere ad accordi di pace.

Di quest’ultimo orientamento è probabilmente espressione la mobilitazione mondiale “Un milione di voci contro le Farc” (ovviamente non contro i paramilitari e Uribe), prevista per il 4 febbraio e veicolata dal network web Facebook, che si presta a più di un sospetto di strumentalizzazione e sulla cui misteriosa genesi fioriscono interpretazioni contrastanti – come spiega l’ottimo post riassuntivo del amico Doppiafila.

Insomma mentre lo scontro diplomatico tra le cancellerie colombiane e venezuelane si irrigidisce, tra alcune sparate inopportune di Chávez e soprattutto un ritorno di fiamma della politica intransigente e repressiva di Uribe – complice forse anche la recente visita nel paese andino di Condoleeza Rice, che deve probabilmente aver subordinato l’appoggio di Washington e la ratifica del Trattato di Libero commercio alla fine delle aperture di credito alla mediazione di Chàvez – la pace per la Colombia si allontana ancora.


p.s. “Colombia, il paese dell’eccesso”, richiamato nel titolo del post, è il titolo di un libro sul conflitto colombiano di Guido Piccoli.

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6 commenti:

Diario Colombia ha detto...

[...] tournee trionfale in Europa (dove ha incassato il no di Zapatero e Solanas alla rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche delle Farc) [...]

detto così sembra che Uribe abbia chiesto di rimuovere la Farc dalla lista (richiesta da sempre rifiutata)...ma non mi sembra molto plausibile, sbaglio ad intendere o accadono fatti strani?

Anonimo ha detto...

C'è un ottimo articolo di Stella Spinelli su Peace Reporter, questo il link
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=9921
spiega molto chiaramente quanto sta accadendo tra Colombia e Spagna.
Inoltre vorrei segnalare che NON appoggio assolutamente la marcia contro le FARC del 4 febbraio ma mi sento molto vicina alla manifestazione organizzata dal Polo e dalle forze di sinistra e dai sindacati che sempre il 4 febbraio si terrà a Bogotà e che comunque pur protestando contro il sequestro, la guerra e la violenza, ha come obiettivo lo scambio umanitario.
Ciao Francesco, grazie anche per aver riportato la notizia di Sanchez, mi sembra molto importante.
Annalisa Melandri

Camminare domandando ha detto...

Annalisa, Ho appena letto l'articolo della Spinelli e mi sembra un'ottima analisi. Peccato che lo leggeranno ben in pochi... Anch'io, come ho detto, trovo la manifestazione "made in Facebook" del 4 febbraio, unilateralmente contro le Farc, controproducente e sbagliata

x Diario in Colombia: può darsi che mi sia espresso male, quello che volevo dire è che Uribe è alla ricerca di partner della sua politica interventista e repressiva che fa perno sull'esclusione di qualsiasi ipotesi di riconoscimento delle Farc come forza belligerante. Qualunque conferma internazionale a questa prospettiva, anche se ottenuta a suon di accordi commerciali (com spiega Stella Spinelli nell'articolo sopracitato) è un punto a suo favore contro l'ipotesi dello scambio umanitario e del'intervento della diplomazia latinoamericana nella crisi.

doppiafila ha detto...

Ciao Francesco, garzie al tuo link ho letto l'articolo della Spinelli e - sinceramente - non l'ho trovato granché. Questa storia di Uribe burattino del grande business spagnolo non mi convince, e meno ancora l'allusione al Mercosur come "la rivoluzione fattasi carne": ma stiamo scherzando sul serio o per davvero????
Saluti, Doppiafila

Camminare domandando ha detto...

Anche a me l'affermazione di Gregorio
secondo cui "il Mercosur è la rivoluzione fattasi carne" mi sembra effettivamente abbastanza ridicola. Ne' credo che Uribe sia dove è (solo) grazie alla Spagna, anzi. Quello che trovo interessante dell'articolo e con cui concordo è la tesi che la Spagna, in cambio di una ripresa di influenza sulla regione (ai minimi storici in questo periodo com'è risultato chiaro dalla Cumbre di Santiago) sia disposta a puntare sul cavallo-Uribe e sulla sua fallimentare strategia di risoluzione del conflitto colombiano - peraltro con l'ausilio di trattati economici - pur di affossare il percorso di integrazione sudamericana, del quale il Mercosur e il Banco del Sud sono una delle espressioni.

doppiafila ha detto...

Sono d'accordo: la Spagna non vuole un'America Latina unita sotto Chávez - e credo neppure l'Italia sia allineata a questo progetto... anzi, a ben pensarci finora solo Cuba, Bolivia e Trinidad hanno datto segni concreti di allineamento...
Saluti, Doppiafila

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